Ci sono storie che aspettano il momento giusto per essere raccontate.
Quella di Maria è una di queste.
È la storia di come un’idea, coltivata un passo alla volta, possa crescere e trasformarsi in un progetto personale sempre più solido.
Durante la Live della serie Client Stories, le conversazioni in cui do spazio alle persone che hanno lavorato con me nel Percorso di Coaching 1:1, le ho detto una cosa che chi ci seguiva forse non sapeva.
P. “È dal 2020 che ti chiedo di venire qui a raccontare la tua storia.”
Abbiamo sorriso entrambe, ma sapevamo che era vero.
Perché la storia di Maria non inizia prime del suo workshop, del calendario illustrato o della community su Patreon.
Inizia con una mail.
Nel luglio del 2020 mi scrive poche righe.
Ha due bambini piccoli, da qualche anno prova a dare forma ai suoi progetti, ma sente di bloccarsi continuamente.
“In questi ultimi tre anni sono stata una mamma a tempo pieno e mi sento molto confusa su cosa voglio fare e ancora di più su di me.”
E poi aggiunge una frase che, rileggendola oggi, sembra appartenere a un’altra persona.
“Non penso di saper scrivere bene.”
P. “Quando l’ho riletta ho pensato: sembra scritta da un’altra Maria.”
M. “Era proprio un punto cruciale della mia vita. Avevo trovato il tuo blog e avevo visto che c’era la possibilità di fare un percorso insieme. Mi sentivo molto confusa. Avevo tantissime idee e tantissimi stimoli, ma non avevo tanto tempo e quel poco che avevo non sapevo come organizzarlo.”
Da lì è iniziato il nostro percorso.
Maria non stava cercando di inventare qualcosa da zero. Aveva già idee, creatività e desiderio di fare. Il lavoro è stato capire come far crescere quel progetto personale senza rinunciare a sé stessa e alla sua famiglia.
Ascolta la storia di Maria in MAGNETICO Podcast:
Il Coaching 1:1: trovare chiarezza
P. “Una delle prime cose su cui abbiamo lavorato è stato il tempo. Ricordi?”
M. “C’è stato un grande cambiamento. Ho cercato di creare delle routine. Con due bambini piccoli le giornate seguivano i loro ritmi. Poi, con la scuola, qualcosa è cambiato e insieme a te ho iniziato a riorganizzare il mio tempo.”
P. “Adesso hai tracker e strumenti che usi quotidianamente, ma all’epoca non era così. Ti ricordi l’agenda?”
M. “Avevo un’agenda, ma scrivevo le cose che avevo fatto, non quelle che avrei fatto.”
P. “Perché?”
M. “Perché non credevo di riuscire a farle. Non credevo di avere quel tempo.”
Nel Percorso di Coaching 1:1 abbiamo lavorato proprio su questo.
Non sul trovare più tempo.
Ma sul come usarlo e capire che cosa fosse davvero importante.
C’era anche un’altra credenza che Maria si portava dietro.
M. “Pensavo di non saper scrivere. Era un blocco che mi portavo dalle elementari.”
Negli anni ci abbiamo lavorato, nel Coaching 1:1 e poi anche nella Community, fino a renderci conto che spesso quelle convinzioni raccontano molto più le nostre paure che la realtà.
In quel periodo Maria aveva già aperto un canale YouTube.
M. “L’avevo chiamato ‘Non solo mamma’, perché non volevo essere soltanto una mamma.”
Poi qualcosa è cambiato.
M. “Parlando e lavorando insieme l’abbiamo trasformato in ‘Una pausa per te’. Era già un’altra storia.”
Negli anni sono arrivati altri esperimenti.
Nuovi contenuti, e nuovi modi di raccontarsi.
M. “Ho fatto vari tentativi, ma il video per me vince su tutto.”
Riprendendo le idee che aveva raccolto all’inizio del percorso, ci siamo accorte che il cuore del progetto era già presente.
La creatività come spazio di pausa.
Un momento per prendersi del tempo per sé.
P. “Come ti fa sentire vedere che quel progetto sta prendendo forma?”
M. “È emozionante. È come un bambino che piano piano sta crescendo e adesso riesce a camminare un po’ da solo. Ogni cosa ha il suo tempo. Io ho avuto bisogno di attraversare varie fasi, più interne che esterne.”
P. “Quali sono stati gli ostacoli più grandi che hai superato?”
M. “I muri mentali. Le credenze. Pensare di non essere organizzata, di non saper scrivere. E poi il giudizio. Avevo paura di quello che gli altri avrebbero pensato di me.”
P. “Se dovessi scegliere una cosa che la Maria del 2020 ha lasciato andare?”
M. “L’ansia di non avere tempo.”
Poi sorride.
M. “Ho sempre in mente una tua frase: ‘Ho tutto il tempo di cui ho bisogno’.”
E racconta un episodio recente.
“I bambini entravano a scuola alle undici e uscivano all’una. Prima avrei pensato che non potevo fare niente. In quell’ora e mezza ho registrato due video e ne ho montato uno. Sono io a gestire il mio tempo.“
P. “C’è una cosa che racconto sempre di te. La costanza. Non hai mai smesso.”
M. “Per la mia arte magari ci sono stati dei momenti di pausa. Ma per la crescita personale no. Ho continuato con il journaling, le challenge e tutto il lavoro fatto insieme. Anche con gli acquerelli sto facendo la stessa cosa: uno al giorno. Un passo alla volta.”
La Community 12 Mila Volte e il primo Workshop Live
Dopo il Coaching 1:1, Maria è entrata nella Community.
Una delle prime persone a farne parte.
P. “Hai visto crescere la Community e hai continuato a lavorare su di te e sul tuo progetto. Ricordo ancora il primo workshop che hai tenuto.”
M. “Quello è stato un cambiamento importante. Lì ho iniziato a capire che potevo farlo. Mi sentivo bene mentre lo facevo.”
P. “Hai potuto vedere reale qualcosa che avevi immaginato tante volte.”
M. “Sì. Ho sempre pensato di stare accanto a qualcuno che conduceva un laboratorio. Invece poi l’ho fatto io. Da lì sono arrivati altri workshop e poi Patreon.”
P. “Ricordo quel primo workshop. Sembrava lo facessi da anni.”
Maria sorride.
M. “Perché mi sono sentita a casa.”
Per molte persone il passaggio più difficile nel far crescere un progetto personale è smettere di portarlo avanti da sole.
Credo che questo sia uno dei regali più grandi di una Community.
Avere uno spazio senza giudizio dove sperimentare, fare domande, provare e mostrarsi per quello che si è.
La Community è stata anche il posto dove lavorare su un’altra grande credenza.
P. “Per tanto tempo abbiamo lavorato sul fatto del permetterti di definirti artista.”
M. “Mi ricordo che ci siamo lasciate alla fine del Percorso di Coaching 1:1 con due parole: artista e illustratrice.”
P. “Oggi come ti fanno sentire?”
M. “Sono due nomi che mi rappresentano. Ho lasciato andare il pensiero di non essere abbastanza per essere un’artista.”
Ricorda anche una challenge dentro alla Community.
M. “Dovevamo raccontare quello che stavamo facendo. Avevo timore perfino di parlarne con i miei amici. Quella sfida mi ha aiutata a uscire fuori per quella che sono.”
MONEY FLOW: imparare a ricevere
Per anni Maria ha continuato a lavorare su di sé.
Ha partecipato alle challenge gratuite sul Money Mindset.
Sempre presente agli eventi Live in Community 12 Mila Volte.
E ha continuato a costruire il suo progetto.
Poi è arrivato MONEY FLOW.
Perché far crescere un progetto personale significa anche imparare a dare valore al proprio lavoro e permettere agli altri di riceverlo.
P. “Era da anni che ti invitavo. Che cosa è cambiato?”
M. “A un certo punto mi sono detta: basta, lo faccio!”
M. “Per anni avevo partecipato alle challenge e continuato a lavorare su di me, ma sentivo che c’era ancora qualcosa che mi tratteneva. Con MONEY FLOW mi sono resa conto che il tema non erano solo i soldi.”
P. “Che cosa hai scoperto?”
M. “Che dietro c’era il ricevere. Ricevere attenzione, ricevere riconoscimento, ricevere denaro per il mio lavoro. Era qualcosa che mi metteva a disagio.”
Il lavoro sul denaro porta a galla una credenza molto forte.
P. “Qual è quella che ti ha limitato di più?”
M. “Pensare che gli artisti non potessero guadagnare. Proporre i miei lavori mi faceva sentire in difetto. Per me era chiedere, non offrire.”
P. “Ed è qui che c’è stato il cambiamento. Capire che non stavi togliendo qualcosa a qualcuno, ma stavi offrendo il tuo lavoro e lasciando agli altri la libertà di scegliere.”
M. “Questa è stata una grande svolta. Ho iniziato a vedere le cose in modo diverso. Se qualcuno sceglie una mia illustrazione o partecipa a un workshop, non mi sta facendo un favore. Sta scegliendo qualcosa che per lui ha valore.”
Il significato del titolo della nostra Live è proprio questo “Dal blocco al ricevere”
Ricevere fiducia, opportunità.
Ricevere il giusto riconoscimento per il proprio lavoro.
E permettere agli altri di ricevere quello che abbiamo da offrire.
Il primo prodotto: un calendario illustrato
Pochi mesi dopo arriva il primo grande progetto.
Un calendario illustrato che Maria aveva in mente da anni.
P. “Come ti sei sentita?”
M. “All’inizio in ritardo. Poi ho deciso di prendermi il tempo per farlo.”
Ha preparato la grafica, scelto le immagini, e ho mandato il primo prototipo in stampa.
M. “Quel messaggio alla tipografia è stato durissimo. Ma l’ho mandato e ho pensato: sono ancora viva.”
Aveva questo progetto in mente da tanto tempo.
Quel calendario è stato il momento in cui un progetto personale, coltivato negli anni, ha preso una forma concreta.
Maria doveva solo partire.
Ha seguito tutta la produzione, preparato i pacchi e raccontato il progetto alle persone.
Alla fine ha venduto quasi tutte le copie del suo primo calendario illustrato.
Novanta su cento.
M. “Avevo già tutto quello di cui avevo bisogno. Dovevo solo sbloccarmi.”
Il cambiamento più grande
Verso la fine della Live le faccio una domanda.
P. “Qual è stato il cambiamento più grande?”
Maria risponde senza pensarci.
M. “Il cambiamento di mindset. Creare per creare.“
Poi aggiunge una parola.
“La chiarezza.”
P. “La chiarezza di che cosa?”
M. “Di quello che voglio fare. Voglio essere una mamma, perché è una parte importante di me. Ma voglio essere anche un’artista. C’è chiarezza nella gestione del mio lavoro, dei contenuti e della famiglia. Non c’è più la confusione di prima.”
P. “Si percepisce anche la chiarezza di chi sei. Non c’è più il bisogno di scegliere una parte di te e rinunciare all’altra.”
Maria annuisce.
M. “Prima sentivo il bisogno di fare tutto insieme e subito. Adesso riesco a vedere il percorso. So che ogni cosa ha il suo tempo e che posso costruirla un passo alla volta.”
Ripenso all’inizio del Percorso di Coaching 1:1 dove Maria si definiva confusa.
Diceva di bloccarsi spesso.
Pensava di non avere abbastanza tempo e di non saper scrivere.
Le chiedo se oggi si riconosce ancora in quella persona.
M. “In parte sì, perché sono sempre io. Ma oggi mi conosco molto meglio. Mi fido di più di me stessa e delle mie idee.”
E forse è proprio questo il cambiamento più importante.
Non diventare qualcun altro.
Ma dare spazio a una parte di sé che era già presente e che, negli anni, ha avuto il tempo di crescere.
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Prendersi il proprio spazio
Prima di salutarci le faccio un’ultima domanda.
P. “Che consiglio daresti a chi oggi si trova dove eri tu cinque anni fa?”
M. “Chiedere aiuto. Trovare una persona con cui lavorare. Da soli magari ci si arriva, ma con molto più tempo.”
Sorride ricordando una delle prime cose su cui abbiamo lavorato.
M. “Siamo partite perfino dal menù della settimana. Sembra una cosa piccola, ma ogni giorno mi rubava energia mentale.”
Le chiedo anche che cosa l’abbia fatta sentire al sicuro nel fare questo percorso.
M. “Leggendo il blog mi sono sentita a casa. Non mi sono sentita sola. Molto spesso pensiamo di essere le uniche ad avere certi problemi, ma non è così. E affrontarli insieme cambia tutto.”
Verso la fine della Live Maria dice una frase che mi rimane dentro.
M. “Mi sto prendendo piano piano il mio spazio. Anche fuori dall’online.”
Far crescere un progetto personale significa anche questo: concedersi lo spazio per diventare sempre di più la persona che si desidera essere.
P. “Credo che questo sia il messaggio più bello della tua storia. Tutte e tutti possiamo avere il nostro spazio nel mondo. E non dobbiamo aspettare che qualcuno ce lo conceda. È giusto prendercelo.”
Maria annuisce.
M. “E farlo senza dover essere perfetti. Un passo alla volta.”
Mi rendo conto che la storia di Maria non parla soltanto di un’artista e illustratrice che ha fatto crescere il suo progetto personale. Parla di una persona che ha smesso di aspettare il momento giusto e ha iniziato a dare spazio a quello che era già dentro di sé.
Un passo alla volta.
Ed è forse questo il significato più profondo del passare dal sentirsi bloccata, a ricevere ciò che desidera!
Leggi anche: Crescere come artista: la storia di Teresa con il corso MONEY FLOW
Dove trovare Maria e come iniziare il tuo percorso
Se la storia di Maria ti ha ispirata e vuoi scoprire il suo lavoro, puoi seguirla sui suoi canali e partecipare ai suoi workshop creativi, dove l’arte diventa uno spazio di pausa, espressione e connessione.
Scopri il suo profilo Instagram @cuoredimeraviglia
Se c’è una cosa che questa storia ci ricorda, è che i grandi cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani.
Si costruiscono un passo alla volta, con il tempo e il supporto giusto.
Se anche tu senti di avere un progetto personale che vorresti far crescere a business, ma ti senti bloccata, confusa o hai bisogno di ritrovare direzione, il Percorso di Coaching 1:1 può essere il primo passo.
Insieme lavoreremo sui tuoi obiettivi, sul tempo, sui blocchi che ti stanno trattenendo e su come costruire un progetto e una vita professionale più allineati a chi sei.
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Non vedo l’ora di conoscere la tua storia!
Patrizia
