Oggi ti racconto la storia di Teresa, che ha fatto il percorso dentro a MONEY FLOW. Teresa ci parlerà del suo crescere come artista e come persona e condividerà quello che è riuscita a creare in questo tempo insieme.
Teresa ha tante passioni, che ha cercato di trasformare in lavoro. Ha dovuto fare pace con sé prima di capire che poteva farlo e che la paura del giudizio degli altri non ci deve bloccare nella nostra evoluzione lavorativa e personale.
In questa live su Instagram (che trovi anche su MAGNETICO Podcast) Teresa racconta i suoi dubbi, le sue paure e il suo percorso per superarle.
La situazione iniziale di blocco
P.
Teresa, ciao, presentati a chi non ti conosce ma anche a chi ti segue, ma magari non sa tutto di te. Ti va di racconarci quello che fai, dove sei, insomma, qualcosa su di te?
T.
Certo! Voglio partire essendo il più autentica possibile e dirvi che “cosa fai” è la domanda più difficile per me tra tutte quelle che nella vita mi vengono poste quando conosco qualcuno di nuovo.
Sono Teresa, vivo a Milano, ma sono nata a Verona, mio papà è di Napoli e ho vissuto a Roma quindi, insomma, ho girato abbastanza e tutte queste città sono dentro di me. Mi piace pensare alle città come fossero persone, perché ognuna di loro mi ha dato qualcosa. Questo mi ha aiutato molto nel crescere come artista.
La prima cosa che voglio dire a una persona quando mi conosce è che sono un’attrice. Lo sono anche se in certi momenti della mia vita non sto recitando su un palcoscenico, lo sono in realtà proprio per il contrario di quello che per me significa essere un’attrice. Questo perché, secondo me, una vera attrice non recita, è e vive le cose sinceramente e autenticamente per poi restituirle agli altri.
E quindi, sì, sono un’attrice e mi occupo di fare corsi di dizione e uso della voce online: mi piace aiutare gli altri a esprimersi al meglio usando questo strumento incredibile e mai troppo esplorato che è la voce. Lavoro anche nel mondo dello spettacolo e della moda come assistente ai costumi, ma anche come assistente creativa agli stylist e alle personalità della moda nel momento della creazione di un progetto.
P.
Che bello! Io e te, poi, ci conosciamo da tantissimo, da molto prima che iniziasse l’attività 12 Mila Volte.
Ci conosciamo da Verona, e io adesso sono a Berlino ed è bella questa cosa che tu hai detto delle città.
Due notti fa ho sognato Dublino, una città in cui ho vissuto e che per me rappresenta il cambiamento, la forza, perché è stata la prima volta in cui ho vissuto all’estero. Dopo ho vissuto anche a Praga e poi appunto adesso a Berlino, ed è come se Dublino mi avesse dato forza nel sogno, mi sono risvegliata con un sacco di questa forza e ho ringraziato la città per avermela data. L’ho ringraziata perché mi ricordava quel tempo, ma soprattutto quello che Dublino e quella situazione mi hanno dato. Pensa che, sempre oggi, nel journaling che facevo, stavo scrivendo che mi piace stare in mezzo alla natura però, se dovessi scegliere dove vivere, vivrei sempre in una città e sai perché? Perché in città ci sono le persone, tante persone, tante possibilità ma anche tante storie che puoi incontrare.
E tu, Terry, sei una di quelle persone, che Verona mi ha dato e che poi è rimasta. Ci siamo conosciute in un corso di teatro, ricordi?
T.
Assolutamente sì.
P.
Mi ricordo che il corso di teatro ha risvegliato in te la voglia di studiare, ed è per questo che poi sei andata a Roma e ti sei iscritta all’accademia.
Vorrei raccontare in particolare il cambiamento che hai fatto dentro MONEY FLOW, quello che la community ti ha dato nell’ultimo anno, il tuo crescere come artista. Io ricordo che ci siamo sentite per qualche post su Instagram, abbiamo iniziato a parlare di più, io ti davo qualche consiglio a poi tu lo mettevi in pratica e non appena ho creato Money Flow ti ho detto: “guarda Terry, è giusto per te!”. Ti ricordi qual era la tua situazione prima di entrare in Money Flow?
T.
Certo Patty! Era un momento abbastanza particolare quello che ha preceduto il mio ingresso nel tuo corso MONEY FLOW, perché avevo appena aperto la partita IVA ed era stato un passo molto importante per me. Ho sempre vissuto con lo spauracchio della partita IVA e tuttora ci sono persone che davanti al fatto che possiedo la partita IVA mi guardano impaurite.
Però mi ero resa conto che non mi arrivavano dei lavori proprio perché non avevo partita IVA, ne avevo dovuti rifiutare altri per lo stesso motivo. Contemporaneamente, mi trovavo nella situazione di dover accettare lavori che non prevedevano una mia consulenza professionale, visto che non avevo la partita IVA. Erano dei lavori che mi mettevano ansia anche solo al pensare di farli e quindi c’è stata questa apertura professionale per me molto importante, ma allo stesso tempo anche con la paura di come riuscire a gestire i soldi.
La gestione dei soldi
T.
Gestirli nel momento in cui sei tu che crei il tuo lavoro e questo presuppone anche che sia tu a gestirti i soldi per le tasse, a gestire i soldi per il commercialista, a capire quanto non solo ti arriva, ma quanto vuoi chiedere ai tuoi clienti. Questo perché non è che ti arrivano i soldi, quelli sono e quelli rimangono, no.
La cosa che mi ha veramente aiutato di più in MONEY FLOW è stato il riuscire a pensare finalmente di poter chiedere di più. Io partivo da un punto in cui mi sembrava di non poter chiedere o, addirittura, di non meritare di chiedere. Ci sono dei preconcetti dentro di noi dovuti al come siamo cresciuti, alle persone che abbiamo frequentato, alla nostra famiglia. C’è quella vocina dentro di te quel “gremlin” lo chiamava la mia fantastica insegnante di teatro Rosa, che ti dice “no, ma tu chi ti credi di essere, ma tu vuoi far pagare questo corso di dizione così tanto? Ma no, ti diranno di no, non devi farlo, devi chiedere pochissimo, tieni la testa bassa!”.
Ora il gramlin non ha smesso di parlarmi, ma grazie a te riesco a ignorarlo. Riesco a dire “ok, chi se ne frega, okay, voglio questa cifra, penso che questa cifra sia quello che in questo momento è giusto per me” e la chiedo. La cosa incredibile è che nessuno mi ha mai detto di no. Prima pensavo “mi diranno di no, mi diranno di no e riformulerò l’offerta” e invece non è mai successo e questa cosa mi ha dato e mi dà tanta forza e mi aiuta ogni giorno della mia vita. Questo, anche, significa crescere come artista.
P.
Che bello, Grazie per averlo condiviso.
Sai, spesso quando racconto Money Flow dico che non è un corso di vendita: non dico cosa devi fare o come fare per ottenere un sì, o come aumentare le vendite. Sono altri i tipi di corsi che lo fanno. Money Flow non è questo. La forza di MONEY FLOW è il sapere che ci troverai sempre quello che è giusto per te in quel momento, senza che diventi un problema. Quando si parla di vendere c’è sempre un certo tipo di pressione e, sì, anche io ne parlo. Se però si è ok con il proprio rapporto con i soldi, poi si è a proprio agio anche nel momento di vendere. Quando riusciamo a vedere i soldi solamente come numeri, togliamo loro tutte le emozioni di cui li carichiamo e siamo anche più ok quando dall’altra parte può esserci qualche resistenza.
Grazie a questa consapevolezza sei più pronta in tutte le situazioni della vita. Questa cosa mi fa tornare in mente la storia che mi raccontavi di quando trovavi soldi per terra.
Vuoi raccontarla tu?
T.
Certo!
Ho proprio riscontrato facendo questo questo corso come nella mia vita i soldi non arrivino solo tramite un bonifico bancario, ma in tanti modi.
Ho sempre dato valore ai soldi, però dopo MONEY FLOW ho proprio compreso il significato del dono, del ricevere, di cosa significhi quando mi viene offerta una cena, di quando mi viene fatto un regalo. Soprattutto, anche dei segnali che mi manda il mondo e cioè di come il mondo mi invia i soldi.
E questo in un modo pazzesco. Ho trovato per terra non solo delle monetine, ma anche due euro, orologi firmati. Sembrava che qualcuno li mettesse lì per me, soprattutto perché mi capitava di trovarli guardando per caso, magari mentre dovevo aspettare qualcuno. Non li cercavo apposta. Questa cosa mi ha fatto sentire ovviamente in qualche modo fortunata, speciale. Abbondante, come dice tu. Poi pian piano queste cose sono aumentate sempre di più e mi hanno dato fiducia.
P.
Bravissima per questa cosa della fiducia! Mi ricordo che dicevi che all’inizio, oltre ai centesimi, a un certo punto hai trovato anche i soldi di cioccolato!
T.
Sì, anche quelli ho trovato!
P.
Ho raccontato dentro a MONEY FLOW che una volta ero a New York, e stavo uscendo dalla metropolitana. Di solito in quel punto ci sono varie persone che chiedono l’elemosina, o senzatetto che di solito vivono vicino alla stazione della metro. Mentre stavo salendo mi cade lo sguardo a terra e vedo una banconota da dieci dollari. Accanto a me c’è un senzatetto che sta cercando un mozzicone di sigaretta, ma esattamente accanto a me io trovo la banconota da dieci dollari e lui trova il mozzicone. Perché lo trova? Perché lo sta cercando, non sta pensando che ci possono essere delle banconote, tanto meno da dieci dollari.
E quindi questo fa pensare, quello che noi guardiamo, quello su cui ci focalizziamo creiamo, quello che pensiamo possibile creiamo. A volte è proprio il permetterci di ricevere, quindi permetterci di pensare: è possibile per noi trovare qualcosa per terra? Proprio come hai fatto anche tu. Piano piano, poi, le possibilità le hai anche create, hai imparato a orientare quello che stava arrivando.
La scelta di dire no a un lavoro
P.
Ti ricordi anche i primi no che hai detto rispetto a lavori che non erano in qualche modo più per te? Vuoi raccontarlo?
T.
Dire per la prima volta no a un lavoro è stata la prima vera svolta della mia vita. Vengo da un contesto dove non si dice no al lavoro, il lavoro è lavoro. Io stessa fin da ragazzina ho sempre fatto dei lavori non dico tremendi, però, insomma. La baby sitter sottopagata e la hostess sottopagata, ma bisognava lavorare e quindi si lavora.
Mi ricordo che mi ero appena trasferita a Milano e mi era stata fatta una proposta di lavoro assurda. Assurda nei termini non solo di quello che mi veniva offerto, ma del tempo che mi veniva richiesto. Un tempo come dire inquantificabile, notte e giorno sempre a disposizione. Mi ricordo che provavo ansia.
Dentro di me ero anche disposta ad accettarlo, perché mi ero appena trasferita, avevo bisogno di lavorare, ma avevo un’ansia che non mi faceva dormire. Questo anche perché non mi erano stati chiariti I termini di questa collaborazione, nemmeno nel momento in cui io li avevo chiesti. Anzi, mi ero stato detto “no, ma non mi puoi fare queste domande, è un onore lavorare per me”. Quindi quella la ricordo chiaramente come la prima volta che dissi no, anche grazie al tuo aiuto Patty, anche grazie all’averne parlato con te. Da lì in poi ha cominciato ad arrivarmi ciò che più era affine a me, ma perché io ero più settata su ciò che volevo e su ciò che non volevo. Cosa che non è proprio così scontata.
E poi c’è stata la community di 12 Mila Volte, che mi ha aiutata molto. Lì succedeva il contrario di ciò che accadeva nella mia vita “reale”. Davanti al mio dire “no, ok ragazzi, io dirò di no a questo lavoro” c’erano sempre un po’ di resistenze da parte della mia famiglia o della mia cerchia di amici, perché “ma come, dici di no a un lavoro, magari è importante, magari è un punto di inizio”, cioè le stesse cose che pensavo io. Nella community, invece, c’erano persone che mi dicevano: “grande, anche io lo voglio fare, hai ragione hai fatto bene” oppure “anche io l’ho fatto e mi ha portato solo cose buone”. Nella community non ero giudicata, ero supportata.
Ho trovato ragazze e ragazzi che mi hanno dato forza e sostegno, cosa non scontata da ricevere dalle persone che conosci da tutta la vita. Ma non è colpa loro, perché tu stessa sei cresciuta secondo quella mentalità, sei tu stessa la prima persona che ti dice quelle cose.
E poi si parte. Ma già nel momento in cui inizi pensi a un modo per svincolarti da quella cosa e ti viene l’ansia del dire sì. Nel dire sì ti dici “ok, poi avrò l’ansia quando dovrò dire no, perché so già che sarà insostenibile”. Quindi, insomma, tanta carne al fuoco, ma poi finalmente ho capito l’assoluta libertà del poter dire “no grazie”. Finalmente potevo crescere come artista.
La creazione della community
P.
Fantastico! Grazie per avermi ricordato questa cosa della community. È proprio il motivo per cui l’ho voluta creare, perché vi supportiate condividendo le vostre storie, ispirandovi a vicenda. Io stessa vi racconto le mie esperienze, quello che apprendo. Mi piace l’atmosfera di parità che abbiamo creato, nessuno è più bravo di un altro e tutti siamo disponibili ad aiutare gli altri.
Superare le paure della partita IVA
P.
Vuoi parlarci delle paure dietro alla partita IVA, quelle che possono emergere lungo la strada come libera professionista e che hai affrontato in prima persona?
T.
Sì, sì assolutamente sì. La paura più grande che c’è dentro la partita IVA è, ovviamente, “oh mio dio, devo pagare le tasse!”.
Almeno per me è così. Ne ho riscontro anche quando delle mie colleghe mi dicono “oddio tu hai la partita IVA, come fai a pagare le tasse”. Soprattutto il primo anno l’ho vissuta un po’ inconscientemente, facevo le fatture, le incassavo però non avevo idea poi di quale sarebbe stata la cifra che avrei dovuto pagare di tasse. E quindi vivevo tutto con paura.
Ovviamente questo non aiuta. Non sai come gestire le tue entrate, quali spese puoi permetterti e se i soldi che ti rimarranno saranno abbastanza per pagare le tasse.
T.
Sai cos’ho fatto poi? Ho studiato e ho capito che sapendo quali sono i calcoli da fare intorno a quello che guadagni, la paura passa. E lì, sì, che subentra il crescere come artista e professionista.
All’inizio mi sembrava impossibile, perché non sono per niente brava in questo tipo di cose. Mi sono detta “non mi importa, è un mio limite pensare di non essere brava, lo imparo piuttosto, chiedo trecento volte al commercialista”. E se me lo spiega e non capisco, glielo richiedo. Mi sono accorta che una volta capiti questi conti, tutto diventa più facile e si vive molto meglio, perché sei consapevole di quanto guadagni veramente
Questa cosa l’ho capita anche grazie al refresh che abbiamo fatto insieme di MONEY FLOW.
P.
Ci sono tante pagine Instagram di educazione finanziaria, ma se hai i blocchi che avevi anche tu, se pensi di non essere brava con i numeri, non riesci a fare gli esercizi che ti consigliano di fare. Devi prima superare questi pensieri limitanti, c’è una carica emotiva che abbiamo bisogno di lasciar andare prima, per permetterci poi di imparare qualcosa di nuovo. È anche il motivo per cui poi è nato MONEY FLOW, per condividere e parlare di soldi tra di noi, consigliarci senza pregiudizi.
Me l’avrete sentito a dire più volte: qualsiasi cosa che non sappiamo la impariamo. E se per impararla dobbiamo chiederla venti volte, la chiederemo venti volte. Io stessa ho la commercialista tedesca, prova a immaginare la mia situazione!
Prendiamoci tutto il tempo che ci serve per poi vedere nero su bianco le cifre. Sono solo dei numeri e da lì partiamo e da lì possiamo capire dove vanno i nostri soldi e come risparmiare.
Essere multipotenziale
P.
So che ci sono state tante altre cose lungo la tua strada, ti dividi tra diversi lavori, anche molto diversi tra loro. Vuoi raccontarci come riesci a far coesistere tutto questo e al tuo crescere come artista?
T.
Devo dirti che, per la mia esperienza, in Italia è stato molto difficile non essere categorizzata sotto un’etichetta.
Come ti dicevo all’inizio, “cosa fai” è la domanda più difficile per me, perché il più delle volte mi sento controbattere “ma come, ma sei un attrice, ma perché lavori nella moda? Ma lavori nella moda, allora non sei un’attrice”. Queste sono cose che mi sono sempre detta anche io stessa, apparenti contrasti che sono difficili da accettare. Ma, forse, devo semplicemente accettare che mi piace fare tante cose.
E che posso fare di queste cose che mi piace tanto fare il mio lavoro, senza per forza dover fare il famoso lavoro che non ti piace, ma che devi fare perché bisogna lavorare.
E quindi, sì, sto ancora lavorando sull’accettazione dei miei molteplici lavori, perché vedo quanto è difficile per me dire ogni volta che faccio questo, ma anche questo, ma anche questo, quanto temo il giudizio degli altri. In questa situazione mi è difficile crescere come artista.
Ma, forse, quello che temo è anche il giudizio che c’è dentro di me, è come se io mi dicessi “Teresa, però prima o poi dovrai scegliere”. E poi però convivo con tutti questi mestieri dicendomi che posso definirmi come persona in base a quello che faccio. Sono Teresa, no? Ero Teresa anche quando facevo la baby-sitter, non ero una persona che valeva di meno perché faceva quel lavoro, quindi sono Teresa anche quando recito, sono Teresa quando do corsi di dizione e uso della voce, sono Teresa quando lavoro in Rai e aggiusto i costumi degli scrittori che vengono ospiti al programma, sono Teresa quando metto le pinze dietro ai vestiti per fare gli shooting di e-commerce di moda. Sono sempre Teresa, no?
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Sfide culturali e consapevolezza
T.
E me lo devo dire tutti i giorni. Perché? Perché ogni tanto è ovvio che il gremlin torna a parlarmi, però vado avanti e mi rendo conto che alla fine non è impossibile, lo sto facendo. Come ho detto, in Italia è difficile, è proprio una forma mentis che ci portiamo dietro. Non ti permettono di crescere come artista. Mi accorgo, però, che quando parlo dei miei molteplici lavori all’estero, mi viene invece risposto “wow, bellissimo, fai tante cose”. Proprio come mi dici tu, Patty.
Ma se siamo bravi a fare tante cose, chi ci vieta di farle? Non è che siamo bravi a fare una cosa e basta e quindi il mio consiglio dal cuore è liberarci e trovarci, farlo e poi vedere che succede.
P.
Esatto, anche perché se non ci sono persone o aziende disposte a investire in quello che offri hai già una risposta. Ma se, come nel tuo caso e in quello di tante altre persone dentro la community, ma anche di Maikol, il mio compagno, se ci sono persone disposte a investire su di te, perché non farlo? Poi non è detto che lo faremo per sempre. Ci sono alcune arti che non faremo più e che non non saranno più parte di noi, ma lo capiremo man mano e va bene così.
In più veniamo da una cultura di uomo rinascimentale, veniamo dalla terra di Leonardo da Vinci, un artista poliedrico che faceva diverse cose, bravo naturalmente in diverse cose. E poi, chi non ha il nonno, lo zio, il padre, la madre, la nonna che fa diverse cose ed è bravo in più cose ed ha fatto più cose? È davvero una una limitazione mentale legata alla paura di non incasellare qualcuno, la paura del futuro in generale che hanno sempre più anche i giovani d’oggi. La difficoltà di riuscire a crescere come arista e professionista.
Riflessioni sulle aspirazioni e l’ispirazione
P.
Ricordi quando ti dicevo di guardare le biografie su Wikipedia, dove c’è scritto “è scrittrice, attrice, regista, produttrice, filantropa”, queste sono le figure che vogliamo usare come modelli e che ci ispirano, no? Magari lungo la nostra storia ci hanno anche ispirato in alcuni momenti, abbiamo letto di loro, abbiamo visto qualche cosa. Quelle sono le persone che vorremmo avere davanti, non di certo chi non è stato felice di quello che ha fatto e magari trasmette questa questa tristezza agli altri, giusto?
Che consiglio daresti a un’altra persona che è come la Terry appena uscita dall’accademia e si ritrova a sbattere contro i no ricevuti, ma allo stesso tempo ha un lavoro e delle possibilità che sembrano già inquadrate?
Successo e modelli di ispirazione
T.
Sicuramente le direi che va tutto bene, ci sta anche questo momento, lo so che non è facile. Come ho scritto in un post-it che ho attaccato allo specchio davanti al quale mi trucco ogni mattina, questa situazione avrà solo svolte positive nella tua vita, tutto serve, anche stare in quel frastuono, in quella confusione, in quel non vedere adesso quello che sarà. Provare a immaginarlo è il primo passo, essere sicuri di volerlo e visualizzarlo molto forte dentro di noi. Visualizzare quella persona che vorremmo essere tra cinque, dieci anni, poi la vita ti porta quella persona se tu ogni giorno la vedi, se tu ogni giorno ci credi.
Ho sempre in mente, Patty, un esempio che mi avevi riportato tu proprio in quel periodo della mia vita dove tutto sembrava più grande di me. Era un esempio tratto da un libro sulla biografia di Patti Smith che si chiama “Just Kids”. Quando lei ancora lavorava in un supermercato e non era sicuramente la superstar internazionale che è adesso, girava per Central Park già vestita come una celebrità, eccentrica. Quello era il suo modo di essere già Patti Smith prima ancora di essere Patti Smith. Questa immagine del suo crescere come artista mi accompagna spesso nella mia vita nei momenti di difficoltà che ci sono e ci saranno sempre, quando mi sento un po’ persa.
Questo mi fa capire quanto tu sia già quello che vuoi essere ancora prima di esserlo se ci credi veramente, e l’importanza di tornare sempre a quell’immagine anche quando tutto ci sembra negativo. Per tenerla stretta vicino a noi al nostro cuore e diventare un giorno l’immagine stessa.
Persistenza e crescita personale
P.
Bello, bellissimo, grazie! Mi ci sono rivista anch’io, bellissimo.
Mi viene in mente anche un’altra cosa che forse ti avevo raccontato, in questo caso è nel libro di Matthew McConaugehy “Greenlights”, dove lui fa un cambiamento molto importante nella sua carriera. Prima recitava solo in commedie, poi decide di voler cambiare e dedicarsi ad altri generi.
Anche lui ha rifiutato dei lavori, nel suo caso perché voleva fare qualcosa di più serio e impegnato e si è trovato in difficoltà, perché la sua immagine era legata a film più leggeri.
È stato un anno e mezzo senza recitare, ha lavorato su sé stesso nel deserto, preparandosi ai vari provini, immedesimandosi nei nuovi personaggi, scrivendo un sacco e diventando una persona nuova.
Questo è quello che anche dentro MONEY FLOW e nella community vi aiuto a creare, a trasformare le emozioni da negative a positive, attraverso quello che pensiamo, attraverso quello che ci diciamo possiamo incanalare i nostri sentimenti per come vogliamo sentirci.
Progetti futuri e visione personale
P.
Vuoi raccontarci invece dei tuoi progetti futuri?
T.
Mi piacerebbe molto condividere sul mio profilo Instagram, secondo il mio gusto estetico personale, tutte queste cose che faccio nella vita. Io stessa seguo delle persone che mi ispirano, che mi fanno compagnia con la loro personalissima visione del mondo, con le cose che fanno, con i loro gusti in fatto di cucina, di moda, di musica. Quei profili da cui corriamo sempre anche solo per vedere delle cose belle.
Ecco, vorrei essere una di queste persone, condividere appunto quello che a me fa star bene, ma non solo, anche i momenti brutti che possono far sentire meno solo qualcun altro. Sganciarmi da questi ennesimi limiti che ci sono ancora dentro di me, che in fondo sono sempre e solo la paura del giudizio, e semplicemente fare compagnia alle persone con la mia visione del mondo, con il mio gusto personale e con quello che secondo me può aiutare gli altri a stare meglio.
Parigi, ad esempio, è una città che mi aiuta molto in questo.
Quando sono a Parigi vedo Parigi, sento Parigi e vedo i posti, le persone di Parigi e mi sembra tutto assolutamente affine a quello che è il mio modo di intendere la vita nel bene e nel male. Certo, non è il paese dei balocchi, ma anche nei quartieri meno esplorati trovo qualcosa di mio. Qualche settimana fa sono stata a Parigi, e ho postato una foto del mio negozio preferito, un negozio afro-francese di una signora che crea turbanti coloratissimi.
P.
Forse l’ho vista, sai che mi sembrava Roma?
T.
Era Parigi, il fatto che ti sembrasse Roma è proprio perché ho questa capacità di cogliere le stesse cose anche in città diverse.
Le cose che mi attirano sono quelle, no? Quindi è per quello che vorrei condividere sempre di più. Questa personalissima visione del mondo che ho (ma che tutti noi abbiamo perché siamo noi e siamo unici), sono le cose in cui le persone si possono ritrovare vedendole, ed è un progetto che mi piacerebbe esplorare fino in fondo.
P.
E che sai che appoggio molto, perché è importante ascoltarvi.
Faccio l’esempio di Maikol, lo prendo sempre da esempio, però lui adesso sta facendo qualcosa che io gli dissi quattro anni fa di fare. Non mi succede con tutte le persone, ma con tante. Ho questa visione, e quando si va così nel profondo, come in questo caso (si sente la sensibilità con la quale hai raccontato), è come se a volte non fossimo pronti, quindi rimane lì quella cosa, però abbiamo bisogno di coltivarla piano piano e sempre più capire quello che ci piace di più.
Man mano che fate le cose le potete capire, non le possiamo capire qui o non le possiamo capire nel desktop del nostro computer. Tirate fuori quelle cose che avete già scritto, che avete già fotografato e condividetele. Quello che più ti fa capire quello che ti piace, quello che piace agli altri, quello che aiuta.
Anche MONEY FLOW è nato così.
Io non avrei mai pensato di parlare di soldi, però ho iniziato su Instagram per gioco due anni fa, e ho sentito subito a risposta delle persone. Ogni volta che ho un dubbio mi arriva un messaggio, un grazie da qualcuno, un’e-mail come oggi della ragazza che è appena entrata in MONEY FLOW e mi dice quanto la sto aiutando nelle scelte che sta prendendo, nella nuova visione che ha dei soldi, in quelli che sta già ricevendo perché inizia ad aprirsi e a vederli, a vederli possibili.
Quindi mi dico, ma che dubbi ho se le persone sono lì apposta per darmi quei feedback belli, che non sono le stesse persone che troviamo intorno a noi nella nostra vita, sono quelli con cui vogliamo connetterci. E va bene se le persone intorno a noi non sono interessate alle cose che facciamo: le mie migliori amiche non è che sono come te, amica mia, che sei entrata in MONEY FLOW, ad altri non interessa niente e va bene così. L’importante è continuare a fare quello in cui credi, perché più lo fai più ti permetti di avvicinarti a questa persona, e tu devi divertirti e loro essere aiutate da te.
Terry, vuoi dire dove ti possono trovare nei vari mondi che stai creando?
T.
Nella mia bio di Instagram @teresacanciello trovate tutti i modi in cui potete contattarmi. Vi aspetto!
P.
Grazie Teresa grazie ancora di essere stata qui con me.
T.
Grazie a te Patty, mi è piaciuto molto e sono felice, un abbraccio!
