Questa è una di quelle storie che mi piace raccontare con calma.
Perché non parla solo di lavoro, ma di transizione, di identità, di quel momento in cui senti che qualcosa sta cambiando… ma non sai ancora bene cosa.
Questa live fa parte delle serie Client Stories: le conversazioni in cui do spazio alle persone che hanno lavorato con me nel Percorso di Coaching 1:1, per raccontare il loro percorso in modo autentico.
In questa Live ero in diretta con Nicoletta Nicoletti, Artista & Designer del brand Delle Meraviglie. Abbiamo parlato di direzione, focus e vendite, ma soprattutto di cosa succede prima che arrivino la chiarezza e i risultati.
Ascolta la storia di Nicoletta in MAGNETICO Podcast qui:
Il punto di partenza: un cambiamento che scombina tutto
P.
Quando mi hai scritto la prima email, mi ha colpito tantissimo. Era una lunga email, aperta, come se ci conoscessimo già.
Nicoletta mi raccontava di un cambiamento che lei stessa definiva epocale:
la vendita della casa di famiglia e il trasferimento in una nuova casa, finalmente pensata anche come luogo di lavoro.
N.
In questa nuova casa c’è lo spazio per il mio atelier. È una cosa che ho sempre desiderato: una casa-bottega, non un negozio. Mi piace che le persone entrino un po’ nella mia vita. E questa casa è la mia vita.
Nicoletta è un’artista e crea accessori per la sposa: pezzi unici da indossare dalla testa in su – accessori per capelli, velette, cerchietti, gioielli – pensati per momenti speciali.
Quella casa l’aveva scelta proprio per quello spazio. L’aveva sentita subito “giusta”. Quasi magica.
Eppure, qualcosa non funzionava come si aspettava.
N.
Mi sentivo molto bene in questa casa, ma mi ha tolto concentrazione.
Mi sembrava di metterci più tempo del solito.
Come se non fossi mai completamente dentro a quello che stavo facendo.
Frenesia, stallo e la sensazione di perdere il filo
Quello che Nicoletta descrive è una sensazione che vedo spesso nelle persone creative:
non sei ferma, ma non stai andando da nessuna parte.
P.
Eri in una super frenesia del fare, ma allo stesso tempo in stallo.
N.
Esatto. Avevo voglia di fare tantissime cose, ma prima dovevo “mettere a posto tutto”.
La casa, lo spazio, le cose intorno.
E il lavoro restava sempre lì, mescolato a tutto il resto.
Il punto è che casa e lavoro non si separano mai davvero, soprattutto quando il lavoro è anche identità, storia e corpo.
Per Nicoletta quel trasloco non era solo pratico. Era emotivo.
Lasciare la casa di famiglia significava lasciare un pezzo enorme di sé: il luogo dove era nata, cresciuta e aveva sempre lavorato.
N.
Sentivo il bisogno di uno spazio che fosse davvero mio.
E allo stesso tempo mi sentivo un po’ persa.
Come se stessi per cambiare qualcosa, ma non sapevo bene cosa.
“Ricominciamo”: quando la mente creativa confonde il nuovo con il diverso
C’è un passaggio fondamentale qui.
Per Nicoletta, ricominciare voleva dire fare qualcosa di nuovo.
Ed è una dinamica tipica delle menti creative: quello che hai già fatto, per te è vecchio.
N.
Per me ricominciare voleva dire aggiungere qualcosa di nuovo.
Come se quello che facevo prima non bastasse più.
Ma spesso non è vero che manca qualcosa.
Spesso manca lo sguardo giusto.
P.
Tu avevi già tantissimo.
Esperienza, prodotti, identità.
Solo che non li stavi più guardando davvero.
Ed è qui che abbiamo iniziato a lavorare insieme:
non aggiungendo subito altro, ma rimettendo ordine, guardando ciò che già c’era, rallentando abbastanza da poterlo vedere.
Ritrovare direzione nel lavoro: scegliere cosa fare e cosa lasciare andare
C’è un punto, in ogni percorso di crescita, che non ha a che fare con le competenze.
Ha a che fare con la capacità di ricevere:
- Tempo
- Supporto
- Guida
- Sguardo esterno
Ed è spesso lì che nasce la resistenza più forte.
P.
Tutta questa resistenza, come dicevamo all’inizio, è molto legata al ricevere.
Ma è anche legata al rischio di fare troppo senza vedere davvero quello che stai facendo.
C’è il rischio di non arrivare all’obiettivo perché si fanno completamente altre cose.
Ci si perde nel mentre.
P. Cosa è cambiato durante il percorso?
N. Ho iniziato a capire cosa volevo davvero fare, a vedere più chiaramente cosa era importante per me e cosa invece mi portava fuori strada.
Ho trovato più direzione.
P. Spesso il primo passo per ritrovare direzione nel lavoro è proprio fare chiarezza su ciò che è essenziale.
N. Sì, perché prima prendevo tutto. Dicevo sì a tante cose.
Adesso invece sento più forte la mia scelta.
P.
Quando hai un’attività imprenditoriale, soprattutto all’inizio o senza un team stabile, ti puoi sentire molto sola. Puoi avere collaboratori, puoi avere persone intorno.
Ma le decisioni vere, spesso le prendi da sola. Una cosa importante del tuo percorso è stata imparare a scegliere.
N. Sì. Ho capito che non posso fare tutto. Ho iniziato a capire cosa lasciare e cosa tenere.
È stato un grande cambiamento.
P. Questo porta anche più focus nel business.
N. Sì, perché quando togli quello che non serve hai più energia per quello che conta davvero.
Il potere di vedere i numeri e definire obiettivi
P. Spesso pensiamo di dover condurre tutto da sole, ma in realtà serve anche lasciare andare e permetterci di ricevere. Questo significa fidarsi degli altri e non fare sempre tutto da sole. Con Nicoletta abbiamo lavorato molto sulle credenze legate ai soldi.
P. Tu sapevi il tuo valore, eri capace di vendere, ma il tema era più legato al significato che davi ai numeri e al fatturato. Ti ricordi il primo “click”?
N. Ricordo che una delle prime volte ti dissi: “Io non sono per niente attaccata ai soldi”. Forse era perché non avevo mai dato loro grande valore. Quando avevo ciò che mi serviva, non ci pensavo. Abbiamo parlato della percezione del denaro. Inoltre non avevo chiari i miei numeri.
Quando ho scritto tutto nero su bianco ho avuto uno shock iniziale — ma poi mi hanno fatto meno paura di quanto pensassi.
P. Scrivere e monitorare i numeri è fondamentale. Possiamo migliorare solo ciò che osserviamo. Se non sappiamo dove siamo, non sappiamo dove stiamo andando.
Abbiamo lavorato su:
- definire obiettivi economici
- scegliere cifre chiare
- uscire dal “va bene così”
- aprirsi alla possibilità di ricevere di più.
N. Amavo talmente tanto la mia arte che la soddisfazione creativa mi bastava. Il lavoro è nato come passione personale, come esigenza creativa, non per vivere.
A un certo punto però ho capito che è il mio lavoro da 10 anni — e dovevo trattarlo come tale.
Direzione, identità e crescita personale nel business
P. C’è stato anche un lavoro sulla tua identità professionale.
N. Sì, ho iniziato a vedermi in modo diverso. Ho iniziato a credere di più in quello che faccio.
Prima avevo molti dubbi.
P. Questo è fondamentale per chi vuole crescere nel proprio lavoro: la crescita personale e quella professionale vanno insieme.
N. Esatto.
P. Abbiamo lavorato sulla separazione tra:
- parte creativa
- parte business.
Serve osservare il proprio lavoro anche con occhi imprenditoriali, prendere decisioni strategiche e non solo emotive.
Negli ultimi mesi Nicoletta ha lasciato andare molte cose del passato.
N. Ho fatto una selezione:
- prodotti che non voglio più creare
- eventi non allineati
- attività che mi distoglievano.
Ho capito che non devo correre dietro ai clienti, ma avere più forza nella mia proposta.
P. Per ricevere di più dobbiamo fare spazio. Se siamo pieni di attività e impegni, non possiamo accogliere nuove opportunità.
Chi è capace di fare tante cose rischia di disperdersi.
Abbiamo lavorato su:
- ordine nell’offerta
- target chiaro
- visione unificata
Gli strumenti che hanno aiutato di più nel percorso
P. Qual è la cosa che ti ha aiutato di più?
N. Due cose:
Scrivere
Scrivere è diventato un rituale. Mi aiuta a:
- chiarire ciò che penso
- rallentare
- concentrarmi su di me
- vedere le cose con più lucidità.
Il confronto
Confrontarmi con te e con altri contenuti mi ha fatto sentire meno sola. Lavorando da sola rischio di rimanere nella mia testa e ripetere sempre gli stessi schemi.
P. Quando si lavora in proprio è facile voler fare tutto da soli, ma questo porta spesso a burnout e dispersione.
Il consiglio a chi è nella confusione
C’è una domanda che faccio sempre, in tutte le live:
P.
Che consiglio daresti a te stessa all’inizio del percorso, se ti trovassi di nuovo in quella situazione di confusione?
Nicoletta non risponde subito. E quando lo fa, lo fa con intesità.
N.
Io consiglierei di buttarsi in un’esperienza così.
Di farsi entrare.
Perché è una cosa che ti fa scoprire qualcosa.
E aggiunge una cosa importantissima:
È faticoso.
È faticoso accettare di scoprire qualcosa che non ti piace.
Devi essere un po’ pronta a sentirti dire determinate cose.
Questa è una verità spesso non detta: la crescita non è solo espansione, è anche attrito.
N.
Però devi farlo.
Secondo me è bello da fare.
Perché è lì che poi si snoda tutto.
Nicoletta parla di credenze, influenze invisibili, aspetti di sé non ancora scoperti.
N.
Magari non le subisci, ma ti influenzano.
E quando le vedi dici: “Cacchio, allora è questo”.
È un lavoro si se stessi grande, ma anche bello.
Aprirsi a scoprire chi sei davvero nel lavoro
Il punto non è “sistemarsi”.
Il punto è conoscersi meglio, anche nelle parti che danno fastidio.
N.
Il mio consiglio è di essere aperti.
A scoprire qualcosa che non si sa di se stessi.
E di come si può fare meglio.
Perché alla fine, quella scoperta diventa una vittoria personale.
N.
È proprio dire:
“Ma sì, io me la sono smazzata anche questa”.
“Ce l’ho fatta”: integrazione, non performance
Durante l’ultima sessione, Nicoletta mi dice una frase semplice ma piena:
N.
Ce l’ho fatta.
P.
Vi chiedo grandi cose, sì. Ho standard alti.
N.
L’anno scorso è stato un anno faticoso.
Pensavo fosse stato più faticoso l’anno del trasloco, invece è stato quello dopo.
Perché è stato un anno di assestamento.
E in mezzo a tutto questo, lei ha scelto comunque di farci stare anche il percorso.
N.
Ma era il momento.
Io quel giorno che ti ho scritto mi sono detta:
“Forse è questa la cosa che devo fare”.
N.
Ero aperta a ricevere.
Nicoletta si sfida molto.
E questa volta l’ha fatto di nuovo.
N.
Mi sono detta:
“Nico, scopri qualcosa. Non hai mai fatto niente per te, professionalmente”.
E ho detto sì.
Il “ce l’ho fatta” non è arrivare a fare tutto.
È capire che tutto non va fatto insieme.
Ma tutto, con il giusto tempo, è possibile.
Il tempo, il presente e “lo stai già facendo”
Ci sono frasi che restano.
Che diventano appigli interni.
N.
“Lo stai già facendo” questa è la frase che mi rimarrà di più.
Perché la verità è questa:
non è domani.
È oggi.
È nel presente che crediamo.
Non nel passato, non nel futuro.
Dove trovare Nicoletta (e come iniziare il tuo percorso)
Nicoletta oggi lavora nella sua atelier a Castel Goffredo.
Un luogo che è spazio creativo, incontro e relazione.
Riceve su appuntamento, in presenza o a distanza.
La potete trovare su Instagram @dellemeraviglie via mail, o iscrivendovi alla sua newsletter, dove condivide eventi, incontri e momenti di connessione tra donne.
Se questa storia ti ha toccata, se senti che dentro di te c’è già un cambiamento che chiede spazio — nel lavoro, nella tua attività, nel tuo business —
vai alla Discovery Call, 30 min. di video-call in Zoom per conoscerci e capire come posso aiutarti!
Grazie a Nicoletta per esserti raccontata.
Grazie a chi c’era in live, a chi rivedrà questa conversazione, a chi sta leggendo ora.
E se qualcosa, mentre leggi, ha fatto click:
non ignorarlo. Lo stai già facendo.
