Ci sono momenti in cui non è il lavoro a non funzionare.
È il modo in cui lo stai guardando.
Quando inizi a sentire che non basta più — anche se “va tutto bene” — qualcosa si sta muovendo.
Questa storia non parla solo di lavoro, ma di quel momento in cui inizi a sentire che qualcosa dentro di te sta cambiando. Non è necessariamente una crisi. È più una sensazione: come se dentro di te si stesse aprendo la possibilità di nuove strade nel lavoro.
Questa Live fa parte della serie Client Stories: conversazioni in cui do spazio alle persone che hanno lavorato con me nel Percorso di Coaching 1:1, per raccontare il loro percorso in modo autentico.
In questa conversazione ero in diretta con Lorenza Casini, architetta, professionista nel campo delle comunità energetiche e docente universitaria.
Abbiamo parlato di identità professionale, di relazione con i soldi, di opportunità che nascono dalle relazioni e di cosa succede quando inizi a sentire che forse è arrivato il momento di cambiare direzione nel lavoro.
In questo articolo raccontiamo il cambiamento di Lorenza attraverso il Percorso di Coaching 1:1, MONEY FLOW il corso e la 12 Mila Volte Community.
Ascolta la storia di Lorenza in MAGNETICO Podcast:
Il punto di partenza: quando senti che il lavoro non basta più
P. Lorenza, vuoi raccontare qualcosa di te a chi non ti conosce?
L. Vivo a Manchester, nel nord-ovest dell’Inghilterra. Mi sono trasferita qui con la mia famiglia quando ero giovane e negli anni ho costruito qui la mia vita.
Sono architetta e lavoro nel campo delle comunità energetiche. Mi occupo di progetti che aiutano le comunità a immaginare una transizione verso energie più sostenibili. Lavoro anche all’università e negli ultimi anni mi sono avvicinata molto alla permacultura.
È diventata una parte importante del mio percorso e del mio modo di vedere il rapporto tra persone, comunità e ambiente.
P. Quando mi hai scritto la prima email, mi ricordo che era molto aperta. Come se stessi mettendo sul tavolo tutte le domande che avevi in quel momento.
Mi dicevi una cosa molto chiara: ti piaceva quello che stavi facendo, ma sentivi che mancava qualcosa.
L. Sì, è esattamente così.
Avevo avuto l’opportunità di fare diverse esperienze nel mio lavoro: architettura, urbanistica, progetti legati alle comunità energetiche. Era un percorso interessante, ma a un certo punto ho iniziato a sentire il rischio di perdere una parte di me.
Io sono architetta da circa vent’anni e quella identità professionale è sempre stata molto forte.
Mi trovavo su un punto di cambiamento e mi chiedevo: se prendo questa nuova direzione, cosa succede al resto di me? Devo per forza lasciare indietro qualcosa?
A un certo punto mi sono resa conto che ero molto vicina a sabotarmi.
Stavo iniziando a convincermi che quella nuova direzione non fosse per me. Che dovessi tornare indietro, scegliere una cosa sola.
La confusione nasceva anche da una credenza molto radicata: bisogna fare una cosa sola e farla bene. L’idea di portare avanti più cose mi faceva sentire come se stessi disperdendo le energie.
Integrare più parti della propria identità professionale
P. Una delle prime cose su cui abbiamo lavorato nel Percorso di Coaching 1:1 è stata proprio questa: non scegliere tra parti diverse di te, ma capire come possono convivere.
Prima di decidere dove andare, abbiamo lavorato per portare pace nel punto in cui eri.
L. Sì, e per me è stato un passaggio molto importante.
Ricordo che nelle prime sessioni parlavamo molto delle diverse parti della mia vita professionale. A un certo punto ho avuto quello che chiamo il “momento lampadina”.
Non devo scegliere.
Posso essere la somma di tutte queste parti.
Ho capito che non dovevo scegliere una sola identità professionale.
Posso essere architetta, lavorare con le comunità energetiche, interessarmi alla permacultura e sviluppare nuovi progetti.
Invece di vedere tante strade separate, ho iniziato a vedere che tutte queste parti facevano parte della stessa persona: me.
Questo cambiamento di prospettiva ha abbassato molto l’ansia.
Mi sono sentita molto più calma.
E soprattutto molto meno giudicante verso me stessa.
Prima avevo sempre il pensiero di non avere abbastanza tempo o abbastanza energia per fare tutto.
Quando ho iniziato a vedere queste esperienze come parti di un unico percorso, è diventato più semplice.
Mi sono sentita più calma e molto meno giudicante verso me stessa.
P. Quello che abbiamo fatto insieme non è stato forzare subito una risposta o scegliere una nuova direzione a tutti i costi.
Prima abbiamo dato spazio a tutto quello che c’era: la confusione, le domande, il timore di perdere una parte di te, la sensazione di non avere abbastanza tempo o energia.
Perché spesso il cambiamento non inizia quando abbiamo già capito tutto.
Inizia quando smettiamo di giudicare il punto in cui siamo.
L. Una cosa che mi è rimasta tanto è questa: non sono le cose che facciamo a stancarci, ma i pensieri che abbiamo su quelle cose.
E questo ha cambiato completamente il mio modo di vivere il lavoro.
Perché prima mi sentivo sempre come se stessi facendo troppo, come se non avessi abbastanza tempo o abbastanza energia.
In realtà era il modo in cui vedevo tutto questo a creare quella pressione.
Quando ho iniziato a cambiare prospettiva, si è abbassata molto l’ansia.
Mi sono sentita molto più calma.
E soprattutto molto meno giudicante verso me stessa, rispetto a quello che potevo o non potevo fare.
Relazione con i soldi e Money Mindset
Un altro tema molto importante nel percorso è stato quello della relazione con i soldi.
P. In MONEY FLOW hai fatto un lavoro molto profondo su questo.
L. Sì, perché mi sono resa conto che negli anni avevo costruito una relazione con i soldi piuttosto complessa.
Sono sempre stata molto sensibile ai temi della sostenibilità e dell’equità. In qualche modo avevo interiorizzato l’idea che i soldi fossero qualcosa di negativo.
Come se volere di più, o creare più abbondanza, fosse sbagliato. Come se desiderare nuove opportunità fosse una forma di eccesso o di egoismo.
Mi limitavo da sola.
Una cosa che mi ha aiutato tantissimo è capire che creare di più non significa togliere qualcosa agli altri.
E questa per me era una credenza molto forte.
Ho iniziato a vedere i soldi in modo diverso: non come qualcosa che definisce il valore di una persona, ma come un flusso.
La relazione con i soldi è diventata più leggera.
P. Un passaggio molto importante è stato anche questo: permetterti di ricevere di più senza pensare di dover fare di più.
Non perché mancasse competenza. Anzi. Nel tuo caso c’erano già vent’anni di esperienza, competenze profonde, una grande capacità di creare connessioni e valore.
Il lavoro è stato riconoscere che le persone non scelgono solo il tuo curriculum.
Scelgono anche il tuo modo di fare le cose, la tua presenza, la tua visione, il modo in cui porti le tue competenze nel mondo.
L. Sì, per me è stato un momento molto forte capire che le persone possono voler lavorare con me non solo per quello che so fare, ma per chi sono.
Quando l’ho capito davvero, è cambiato qualcosa.
Perché fino a quel momento sentivo sempre il bisogno di fare di più, di dimostrare di più, come se non fosse mai abbastanza.
Invece ho iniziato a vedere che quello che porto io — la mia esperienza, il mio modo di relazionarmi, la mia attenzione — ha già valore.
E che le persone lo percepiscono.
È stato come spostarmi da “devo fare di più per meritare” a “posso già ricevere per quello che sono e per quello che porto”.
Networking senza maschere e l’opportunità creata
Un altro aspetto su cui abbiamo lavorato è stato il networking.
L. All’inizio l’idea di fare networking mi metteva molto a disagio. Avevo l’impressione di dover vendere me stessa, come se dovessi fare una specie di presentazione continua.
Poi ho iniziato a viverlo in modo diverso: come una conversazione.
Mi ha aiutato molto anche la 12 Mila Volte Community, dove abbiamo parlato spesso di accogliere il proprio modo di essere.
In community ci siamo confrontate anche sulla paura di non essere abbastanza perfette, di dire la cosa sbagliata o di sembrare strane.
Quando ho smesso di cercare di essere perfetta, è diventato molto più naturale entrare in relazione con le persone.
Ho iniziato ad approcciare le conversazioni con più curiosità, lasciandomi stupire dalle persone.
P. A un certo punto haI ripreso contatti con persone che non sentivi da tempo.
L. È stata una conversazione molto semplice. Non stavo cercando lavoro, volevo solo riallacciare il contatto.
Qualche mese dopo questa persona mi ha scritto dicendomi che si era aperta una posizione in università e che secondo lei io ero perfetta per quel ruolo.
Quell’opportunità mi ha permesso di fare una panoramica su tutto quello che avevo fatto negli ultimi vent’anni.
E mi ha fatto vedere quanto fosse coerente il mio percorso.
Non avevo aspettative.
Volevo solo creare una connessione.
E proprio per questo poi è arrivata l’opportunità.
P. Questo è stato uno dei passaggi più belli del percorso: trasformare un’opportunità esterna in un momento di riconoscimento interno.
Non era solo “vediamo se mi prendono”.
Era: guarda quanta strada hai fatto. Guarda quante esperienze hai costruito. Guarda quanto è già solida la tua storia.
E da quel punto, anche il processo è cambiato.
Non più solo ansia per il risultato, ma la possibilità di godersi quello che stava accadendo.
La 12 Mila Volte Community come spazio di crescita
L. Entrare nella 12 Mila Volte Community è stato molto importante.
Quando vivi all’estero per molti anni può succedere di sentirsi un po’ sospesi tra due mondi. Non appartieni più completamente al posto da cui vieni, ma non ti senti neanche completamente del posto in cui vivi.
Nella community ho trovato uno spazio in cui le persone si riconoscono.
Vedere gli altri sperimentare, creare, provare cose nuove mi ha dato il permesso di fare lo stesso.
L. Nella community ho trovato persone diverse da me, ma con domande simili. E questo mi ha aiutata molto.
Vedere le altre persone sperimentare mi ha dato il permesso di fare lo stesso.
Perché quando vedi altre persone provare, esporsi, condividere idee anche non perfette, inizi a pensare: forse posso farlo anche io. Forse non devo aspettare che tutto sia pronto.
Forse posso iniziare da un piccolo passo.
La community è stata un catalizzatore.
Ha accelerato un cambiamento che da sola sarebbe stato molto più lento.
Dal laboratorio al primo corso sulla permacultura
Un passaggio importante è stato portare fuori un interesse, e una competenza che Lorenza coltivava da tempo: la permacultura.
L. Ho iniziato con un piccolo laboratorio di due ore in un vivaio vicino a dove vivo.
Può sembrare una cosa piccola, ma per me era importante. Era qualcosa che nasceva direttamente da me. Mi sono sentita molto vulnerabile.
Perché lì non c’era un team, non c’era una struttura: c’ero io.
Quando le persone hanno iniziato a iscriversi ho sentito molta energia.
Ho capito che quella poteva diventare una delle nuove opportunità di lavoro da sviluppare nel tempo.
P. Da quel laboratorio hai creato poi un corso più strutturato.
L. Ho creato un percorso di quattro incontri, metà in presenza e metà online.
All’inizio mi sembrava un passo enorme. Mi chiedevo se stessi chiedendo troppo alle persone.
Poi le iscrizioni sono arrivate e mi sono resa conto che le persone cercano proprio questo: spazi in cui imparare e allo stesso tempo creare connessioni.
P. Una cosa importante è che tutto questo è nato senza dover costruire prima una grande presenza online.
È nato da conversazioni reali, da relazioni curate, da persone che avevano già incontrato Lorenza nel suo laboratorio e che poi hanno iniziato a parlare del corso ad altre persone.
Questo è un punto fondamentale: non sempre serve partire dal marketing. A volte serve partire da un prototipo. Da un’idea reale, testata con persone reali, in uno spazio reale.
E da lì costruire fiducia.
L. Sì, e anche accettare l’aiuto è stato importante.
Le prime persone iscritte mi hanno aiutata a far conoscere il corso. Per me è stato anche un modo per aprirmi a ricevere.
Dire sì all’aiuto delle altre persone è stato un passaggio importante.
Anche quello è stato imparare a ricevere.
Identità professionale e nuove direzioni
P. Uno dei temi più forti del percorso è stato quello dell’identità professionale.
L. Ho iniziato a vedere la mia identità non più come qualcosa di diviso tra due mondi, ma come un ponte.
Le mie esperienze in Italia, la vita in Inghilterra, l’architettura, la permacultura… tutto può convivere.
Non devo scegliere una sola strada. Posso costruire nuove strade nel lavoro integrando tutte queste parti.
L. Ho iniziato a vedere la mia identità come un ponte.
Non metà italiana e metà inglese. Non una parte qui e una parte là. Un ponte.
E questa immagine mi ha aiutata a capire che potevo portare la permacultura anche in un contesto italiano, con una voce mia, con la mia storia, con la mia esperienza.
P. Ed è questo il punto: non era solo una scelta strategica. Era una scelta identitaria.
Permetterti di portare fuori più lingue, più esperienze, più radici, più parti di te.
Il momento più importante del percorso
P. Se dovessi scegliere il momento più importante del percorso?
L. Capire davvero che i soldi non sono il fine.
Quando ho iniziato a vedere i soldi come un flusso — qualcosa che entra ed esce — mi si è tolto un peso enorme.
La mia relazione con i soldi è cambiata completamente.
P. Questo è bellissimo, perché è proprio l’intenzione dietro MONEY FLOW.
Anche il nome non è casuale.
Il fatto di vedere i soldi come un flusso — qualcosa che entra ed esce — ci aiuta a uscire da quell’idea che siano “una cosa” da trattenere, da controllare, da cui dipende il nostro valore.
Perché non sono i soldi a definire chi siamo.
Siamo noi le persone che creano valore, che creano opportunità, che generano quel flusso.
E quando questo cambia, cambia tutto.
Il consiglio di Lorenza
P. Se dovessi parlare alla Lorenza di un anno fa, cosa le diresti?
L. Direi di non rimanere troppo tempo da sola nella propria testa.
Quando sei sola con i tuoi pensieri rischi di convincerti che non sia possibile cambiare.
Io ero molto vicina a sabotarmi. A dire: questa strada non è per me, devo tornare indietro, devo scegliere una cosa sola.
E invece quello che ha fatto la differenza è stato aprirmi a uno spazio nuovo.
Uno spazio in cui ho potuto vedere la mia situazione da un’altra prospettiva.
Un’altra cosa importante è proprio questa: non pensare di dover fare tutto da sola.
A volte abbiamo intorno persone che ci vogliono bene, che ci supportano, ma che ci vedono sempre nello stesso modo.
Entrare in uno spazio diverso — come il coaching o la community — ti permette di vedere possibilità che da sola non riesci a vedere.
E per me questo ha fatto tutta la differenza.
A volte serve entrare in uno spazio nuovo, dove puoi vedere la tua situazione da un’altra prospettiva.
Per me il coaching con te e la community sono stati proprio questo.
P. C’è qualcosa che vuoi dire a chi sta leggendo la tua storia?
L. Sì.
Di darsi la possibilità di provare.
Anche quando non è tutto chiaro, o c’è paura.
Perché spesso aspettiamo di avere tutte le risposte prima di muoverci.
Ma nel mio caso è stato il contrario: le risposte sono arrivate mentre facevo i passi.E soprattutto direi questo: cercare uno spazio in cui potersi vedere davvero.
Perché quando inizi a vederti in modo diverso, inizi anche a creare in modo diverso.
P. Grazie per aver condiviso tutto questo.
Dove trovare Lorenza (e come iniziare il tuo percorso)
P. Vuoi dire dove ti possono trovare, se qualcuno vuole entrare in contatto con te o partecipare ai tuoi prossimi corsi?
L. Sì, certo.
Il modo più semplice è tramite Instagram, dove sono abbastanza presente e mi piace creare connessioni. Potete trovarmi su @lorenza_permacultura e scrivermi direttamente lì.
Sto anche lavorando al mio sito, dove condividerò di più anche sotto forma di articoli e contenuti.
Io vivo a Manchester e i corsi si tengono poco fuori città, ma mi piacerebbe continuare a creare nuove opportunità, anche collaborazioni, sia lì che in contesti italiani.
P. Perfetto. Grazie davvero per aver condiviso la tua storia e il percorso che abbiamo fatto insieme.
L. Grazie a te.
È stato bello anche avere lo spazio per raccontarlo, perché non è sempre facile fermarsi e vedere tutto quello che è cambiato.
P. Ed è proprio questo il senso di queste conversazioni: fermarsi un attimo e dare valore al percorso. Perché spesso siamo già cambiate, ma non ce ne accorgiamo.
Questa storia racconta bene cosa può succedere quando smetti di guardare il tuo percorso come qualcosa di frammentato.
A volte pensi di dover scegliere.
Tra una competenza e l’altra, stabilità e creatività. Tra ciò che sei stata e ciò che stai diventando.
Ma spesso il cambiamento non chiede di cancellare una parte di te.
Chiede di imparare a tenerle insieme.
Nel percorso con Lorenza abbiamo lavorato proprio su questo:
- fare pace con le domande
- riconoscere il valore già presente
- cambiare la relazione con i soldi
- aprirsi a nuove opportunità
- costruire nuove strade nel lavoro senza tradire la propria identità
Il Percorso di Coaching 1:1, MONEY FLOW e la 12 Mila Volte Community sono stati tre spazi diversi ma collegati: uno spazio individuale, uno spazio di trasformazione sul Money Mindset e uno spazio collettivo in cui sentirsi viste, sostenute e incoraggiate a provare.
Per Lorenza questo ha significato integrare la sua identità professionale, ricevere nuove opportunità in università, lanciare un laboratorio sulla permacultura e poi trasformarlo nel suo primo corso.
Non perché tutto fosse già perfetto.
Ma perché, passo dopo passo, ha iniziato a fidarsi di ciò che stava costruendo.
E forse è proprio da qui che nascono le nuove strade nel lavoro: non dal lasciare tutto indietro, ma dal vedere finalmente il filo che unisce ciò che sei, ciò che sai fare e ciò che desideri portare nel mondo.
Se leggendo questa storia ti sei riconosciuta — anche solo in una parte — e senti che è arrivato il momento di fare chiarezza, integrare quello che già sei e creare nuove possibilità nel tuo lavoro, puoi iniziare da qui.
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