Se ti stai chiedendo come trasferirsi da freelance, o vuoi trarre ispirazione da una storia di cambiamento, questo è l’articolo per te! Oggi ti racconto tutto: dalla scelta, alle difficoltà incontrate, fino poi ad alcuni consigli pratici per riconoscere il momento di cambiamento che stai vivendo. Sono qui per aiutarti a compiere il tuo prossimo step verso la vita e il lavoro che desideri.
Ho rimescolato le carte un’altra volta! Ad inizio del 2025 mi sono trasferita da Berlino a Lisbona. Vivevo da diversi anni a Berlino, e proprio lì ho iniziato la mia attività come freelance, prima come Consulente di Carriera, e poi come Career & Business Coach.
Da un letto di Airbnb inizio a scrivere il blog, a creare il Percorso di Coaching 1:1 e poi MONEY FLOW, il corso sul Money Mindset. Oggi 12 Mila Volte è molto di più di un blog, è lo spazio per la tua crescita professionale. La community per professionisti, freelance, e imprenditrici.
Il cambiamento può sembrare più semplice per me, che in fondo vivevo già all’estero da anni. Eppure, trasferirsi da freelance a più di 2700 km di distanza non è mai immediato.
Qualche anno fa scrivevo che cambiare vita non è mai facile, ma ne valga la pena. Avevo poco meno di trent’anni e raccontavo della mia scelta di vita.
Leggi l’articolo: Cambiare vita e trasferirsi all’estero: la mia scelta.
Dopo i 35 anni è come se la vita voglia un bilancio, una sorta di checkup per vedere come sta andando. Lo senti come una sorta di richiamo a capire se la direzione è quella giusta, se stai andando verso la vita e il lavoro che desideri.
A volte questo richiamo lo si può percepire come un limite, un giudizio, che sotto forma di commenti e osservazioni va a tirare una riga tra ciò che hai o non hai: figli, casa di proprietà, riconoscimento dalla tua comunità. Altre volte, puoi percepire l’incalzare del tempo come un momento spartiacque che setta la direzione per i successivi anni.
Per me è stata la seconda opzione. Una svolta che non è nata in un giorno, o nemmeno in un’unica decisione dettata dall’impulso. Ma piuttosto la somma di molte piccole altre scelte una dopo l’altra. In fondo, non ho mai vissuto la vita come una tappa, decisa da altri, ho sempre fatto ciò che mi sentivo in quel preciso momento, consapevole che sono io a creare la vita e il lavoro che desidero, ogni giorno.
Da dove nasce il cambiamento?
Me lo sono chiesta più e più volte in questi mesi ripercorrendo l’ultimo anno. Come ho scritto ancora nel blog, nasce da un’insoddisfazione che porta all’ascolto profondo. Quello nel silenzio della tua stanza, a luci spente, occhi chiusi.
Sentire cosa c’è sotto la superficie del “sto bene”.
E il richiamo, quella voce che ti sussurra timida qualcosa. Non ha ancora la forma di un desiderio, è più un suggerimento. Una possibilità che ancora non vedi ma senti.
Finché il rumore diventa talmente forte che non puoi più far finta di star bene. Spesso il tuo corpo ti manda segnali forti e chiari urlandoti che è giunto il momento di cambiare qualcosa.
Quando inizi ad avere la consapevolezza che hai bisogno di quel cambiamento inizi a vedere chiaramente ciò che non ti piace, ciò che non fa più bene per te. Infatti, in quel momento non sai ancora ciò che desideri davvero, sai solo ciò che non vuoi più. Accoglilo come normale.
In questa fase ciò che più mi ha aiutato è stato:
- Iniziare a dire che non stavo bene. Berlino mi ha dato tanto, tantissimo, in questi anni. Sono stata bene e sono stata grata dell’opportunità di viverci. Soprattutto nei primi anni, prima della pandemia, era il posto giusto al momento giusto. Infatti, il fatto che tu voglia cambiare non significa che non sei stata, stato, bene quando eri in quel posto. Ma è importante riconoscere quando non stai più bene. Segnali come: non ti va di uscire di casa, o di cambiare le tue routine, non hai voglia di conoscere nuove persone. Magari quindi, non vivi grandi momenti significativi di rottura, ma senti una tristezza di fondo. La mia bambina interiore infatti non si stava più divertendo, non ritrovavo elementi di gioia, dovevo quindi sforzarmi per provarla.
- Accogliere la delusione. Questo passaggio è durato mesi, e si è protratto anche nelle fasi successive. Un po’ come quando un amore finisce, la sensazione che provavo era la stessa: delusione. Avevo riposto tanto entusiasmo in Berlino, e forse anche troppe aspettative. La delusione non era verso la città in sé, quanto più verso la mia personale relazione con questa città. In qualche modo mi rimproveravo per non essere stata in grado di sentirti bene, di non essermi integrata. Avevo bisogno di affrontare e vedere che, ciò per cui avevo investito tempo e risorse, non mi stava ricambiando con ciò che avevo immaginato, nonché sperato.
- Accettare di non sapere. Questo è uno dei punti più importanti. Perché quando senti che vuoi cambiare vorresti già sapere esattamente che cosa vuoi. Per poterlo dire dentro di te, o anche agli altri quando ti chiedono “Ma quindi dove vorresti andare?”. Lo vuoi sapere per poter già avere tutto chiaro, come se non appena sai ciò che vuoi sai anche come arrivarci. Invece, è proprio quest’idea di voler avere già un piano che porta a non vedere chiaramente ciò che vuoi. Come se la pressione che metti a te stesso diventasse troppo da sostenere, soprattutto nel momento iniziale. Per me è stato fondamentale accogliere il non avere una risposta, accettare la confusione, e permettere che la strada mi fosse rivelata davanti a me, senza il mio controllo.
- Confrontarmi con altre persone. Una delle cose che vedo più spesso in un momento di cambiamento è la convinzione di voler fare tutto da soli. Come se fossimo gli unici al mondo a provare quelle emozioni o avere domande senza risposta. Non è così. Siamo molto più simili di ciò che pensiamo. E anche se amo considerare ogni storia unica, è importante riconoscere che se ci consideriamo simili agli altri non temiamo più di non farcela, ci sarà infatti qualcuno che è riuscito in quel qualcosa che desideriamo fare. Non è per per me immediato aprirmi e confidarmi. Ma ad un certo punto ho capito che parlarne con qualcuno che aveva vissuto ciò che stavo vivendo io, o che voleva fare ciò che stavo facendo, poteva aiutarmi ad ascoltare me stessa, anche semplicemente sentirmi mentre ne parlavo.
Prima della scelta
Erano le due di notte, vado in bagno, un giorno d’inverno. Mi fermo, illuminata dalla luna, sulla porta del bagno, tra una finestra e l’altra, sento un’intuizione, che sembra più una frase sussurrata. “Sei pronta per ripartire. Ti sei ricostruita, hai messo insieme i pezzi. Sei tutta d’un pezzo. Vai”
Il mio cambiamento è arrivato con un richiamo, un lasciapassare, come un timbro sul passaporto, che ti fa crescere di un gradino tutto d’un tratto.
Di lì a qualche giorno decidiamo, io e Maikol, il mio compagno, di andare a trovare Matthew a Londra. Matthew è come se fosse un padre per Maikol, sapeva che l’anno appena trascorso era stato un anno segnato dall’incertezza, e dal non stare bene dove eravamo e dal non sapere dove volevamo stare. Non avrei mai immaginato che quel viaggio ci portasse poi a trasferirci da Berlino a Lisbona. Eppure, appena scesa all’aeroporto di Londra Stansted ho sentito che qualcosa di lì a poco sarebbe successo. In quei giorni, durante le lunghe passeggiate e i tè bollenti, Matthew ci dice la frase che cambiò tutto: “Make a Decision!”
Era tempo di smettere di fuggire e di evitare di parlarne con “non è questo il momento”, per scegliere che il 2024 fosse l’anno della scelta. Ci guardiamo e capiamo, nel silenzio dei nostri sguardi, che quell’uomo di oltre sessant’anni, che ha viaggiato il mondo, ci stava riportando sulla nostra strada. Lì, in quel viaggio, abbiamo iniziato a prenderci la responsabilità di creare la vita che desideravamo, per davvero, non a metà, o in parte.
Quando ci si trasferisci solitamente lo si fa per condizioni migliori, di vita, di lavoro. Oppure per un desiderio di scoperta e di avventura. Noi avevamo già i nostri lavori online, non c’era il bisogno di condizioni migliori. Eppure, sapevamo che c’era dell’altro, non l’avevamo ancora scelto fino in fondo. Fino a quel momento stavamo rimandando la scelta, trasferirsi come freelance è qualcosa che spesso non è dettato dalle tue condizioni, ma da un desiderio più grande rispetto alle tue condizioni, e noi quel desiderio lo avevamo chiuso in un barattolo, in attesa. Matthew quel barattolo l’aveva aperto tutto d’un tratto, e quell’energia ormai si stava sprigionando.
Ma Patrizia, come si fa a scegliere? Spesso in sessione di fare questa domanda.
Si sceglie di scegliere.
Ci si impegna nel far di tutto per scegliere, lasciando andare quel mindset di scarsità che dice che non è possibile, che è difficile, che è per pochi, che costa troppo.
È permettere di vedere più possibilità di quelle che fino ad ora si erano viste e considerate. In particolare significava raccogliere informazioni che potessero aiutarci nella scelta. Come per il trasferimento a Berlino, anche in questo caso, abbiamo deciso di dedicare del tempo ad esplorare nuovi paesi viaggiando.
La scelta di trasferirsi
Tornati da Londra mi sono detta che volevo capire, raccogliere più informazioni per poter scegliere. Non con la mente ma con il cuore.
Durante gli anni della pandemia vivere a Berlino ci sembrava folle, in un appartamento di 55mq senza terrazzo e con piccole finestre. In quegli anni avevamo pensato ad un trasferimento ad Amsterdam, in Olanda. A quel tempo avevo fatto lunghi file word, Excel con la previsione dei costi di trasferimento. Se quell’esperienza da un lato mi ha aiutata a stilare i costi e gli step di un trasferimento, dall’altro mi ha mostrato ciò che non c’era bisogno di fare: una scelta sulla base di dati. Troppa premeditazione, il controllo e la scelta di una città in base ad un processo logico “sulla carta”.
Questa volta c’era bisogno di meno mente, o meglio, che la mente seguisse ciò che il cuore sentiva, una connessione più profonda con il luogo. Di più di ciò che c’era stato fino ad ora.
Il mio compleanno ha sempre segnato un momento importante, un’occasione per riconnettermi con i desideri del cuore. Ho sempre voluto dargli un significato. Per questo scelgo di passarlo in quel paese che non eravamo ancora stati: il Portogallo. Nella cartina geografica ad estremo ovest. A Berlino vivevamo ad est, e nel nord-est sono nata. Ad Ovest vedevo la novità di esplorare nuove zone, che guardano all’Oceano.
Sentivo il richiamo di evadere dall’Europa e di vedere cosa ci fosse più in là, ai confini con le Americhe.
“Sei a Berlino perché non sei mai stata a Lisbona” mi disse una volta un amico. Quella frase rimase come un promemoria per esplorare meglio ciò che poteva piacermi.
In quelle settimane molte persone mi consigliavano di visitare Porto, continuavo a vedere comparire sul feed di Instagram scorci di Porto. Ma di una cosa ero sicura: volevo visitare una libreria, Fable, a Lisbona.
Quello era l’unico posto nella mia lista dei luoghi da visitare. Per anni seguii l’apertura del locale e la crescita della sua community. Ormai ne respiravo i colori come se fossi già stata lì. Uno spazio creativo per freelance e creativi. Fable rappresentava il cambiamento di Melyssa Griffin, dagli Stati Uniti al Portogallo lascia la sua attività di formazione online per riconnettersi con le sue origini, e aprire un caffè che potesse dare vita a relazioni autentiche. Dovevo andare in quel luogo, ed ero sicura che ci sarebbe stato qualcosa di speciale in Lisbona per averle fatto prendere quella decisione, volevo lasciarmi contaminare da idee e input per il mio cambiamento.
Da quel caffè inizio a scrivere più di prima. Da quel luogo ascolto da vicino cosa voglia dire aprirsi a nuove possibilità. Era l’ispirazione che da tempo stavo cercando. Da quel caffè nascerà poi l’idea di condividere la mia storia in questo articolo.
In quei giorni di vacanza ci spostiamo da Lisbona a Porto, e in un piccolo ristorante DAMA pé de cabra, a chiusura del locale, i proprietari, sapendo del mio compleanno, decidono di festeggiarmi. Una candela sul tortino di riso che avevo ordinato, arrivano cantandomi Buon Compleanno in portoghese. Mi commuovo. In quei pochi secondi di gratitudine esprimo un desiderio: capire il mio posto, dove vivere.
Il giorno dopo, lungo il Duero, ci fermiamo ad osservare le barche. Erano così strane, mi ricordavano i disegni dei libri di scuola ai tempi della scoperta delle Americhe. In quello spazio e tempo mi arriva un pensiero, una nuova consapevolezza.
Qualcosa che stavo sentendo durante tutto il viaggio prende improvvisamente forma. Guardo Maikol e gli dico “non voglio germanizzarmi, e perdere la mia identità latina, italiana”. Voglio coltivarla, proteggere, e valorizzare la mia identità. Voglio vivere in un luogo che mi faccia sentire chi sono.
Per la prima volta ero in pace con la mia identità italiana. Stavo ammettendo che questa rincorsa del vivere a nord del mondo era qualcosa dettato da altri, ma non corrispondeva a ciò che sentivo dentro di me.
La consapevolezza della rigidità di Berlino era già viva da tempo, ma in quel momento era come se avesse preso tutto d’un tratto un’altra forma. Non solo sapevo quello che non volevo, ma iniziavo a capire cosa volevo.
“E se fosse qui? In Portogallo” dissi a Maikol.
Abbiamo iniziato a sentire che il posto poteva essere lì. L’energia, le persone e la luce. Qualcosa che avevamo sentito in particolare a Lisbona. Su questo non c’erano dubbi.
Il giorno dopo aver espresso il desiderio avevo già ricevuto la risposta.
Ritorniamo a Berlino, e decidiamo di ritornare a Lisbona, per Agosto.
Andare a Lisbona ad Agosto era fuori budget. Ma decidiamo di andarci comunque, avevamo infatti bisogno di scegliere, e di non rimandare più.
Prepararsi al trasferimento da freelance
“Siete qui per capire se trasferirvi?” ci dice Delia poco dopo essere entrati nel negozio.
Mi stavo provando una camicia rosa. Imbarazzati io e Maikol, ci guardiamo. Dopo solo qualche ora da quando il nostro aereo era atterrato a Lisbona…la città ci stava già rispondendo.
Grazie a Delia scopriamo nuovi posti che non avremo mai trovato da turisti. Il lunedì successivo abbiamo fatto un aperitivo con lei, in una terrazza sopra un centro culturale.
“Volevo mostrarvi la Luna ma oggi è nuvoloso, se non altro da qui c’è un’ottima vista. Quella facciata mi sembra un quadro, guarda.” non mi scorderò mai la sua dolcezza.
Avevamo le risposte, era tempo di scegliere. Avevamo già scelto.
Era tempo di preparare la scelta.
Torniamo a Berlino e iniziamo a stilare il budget per il trasferimento.
Era da tempo che sapevamo di voler trasferirci come freelance, così, era da tempo che stavo risparmiando in previsione di questo progetto di vita, e di lavoro.
Negli anni parlando con le persone durante le Discovery Call ho incontrato spesso la paura nel realizzare i propri sogni, perché troppo grandi. Eppure, non c’è dimensione dei propri sogno, c’è solo il coraggio di agire, di prendere azione verso ciò che vuoi. Nel mio caso non mi ha mai spaventato trasferirsi da freelance, era ciò che volevo fare. La sicurezza non è data dal tipo di lavoro che fai, o dalle condizioni che vivi, ma dalla capacità di creare, sempre. A prescindere dalle circostanze.
Che c’è bisogno di imparare a suddividere i sogni, o meglio gli obiettivi, in step più piccoli. Le distrazioni sono tante, basta entrare in un qualsiasi social network perché l’attenzione venga distolta e vada ad altro. Nel finire addirittura per acquistare qualcosa che non era una priorità e non era nemmeno tra la lista dei desideri. In questo è importante proteggere ciò che sogni, anche se ancora non ne vedi la realizzazione.
Guardo i numeri delle entrate previste e non bastano. Lisbona nel 2025 è una città nel complesso meno costosa di Berlino, ma aggiungendo i costi di trasferimento, e quelli iniziali per la sistemazione, la spesa diventa sicuramente più alta.
Mi sono detta: se andasse bene così? Davanti a noi c’era ancora tempo, non molto, ma c’era del tempo per prepararci. Ho riposto fiducia, approvando ciò che avevo fatto. Approvandomi.
Ho continuato con il mio solito obiettivo: creare i successivi 6 mesi di fatturato.
Ero consapevole che ci sarebbe stato un periodo di assestamento una volta arrivati a Lisbona. Ogni volta in cui c’è un cambiamento di vita o di lavoro è bene mettere in preventivo che gli equilibri possono non essere gli stessi per il primo periodo, e soprattutto che questo richieda un lavoro aggiuntivo, avere quindi una stabilità economica è ciò che rende il tuo sistema nervoso in uno stato di quiete e sicurezza. Ne parlo ampiamente dentro al corso MONEY FLOW.
Sapevo che ce l’avrei fatta.
Tutto quello che abbiamo costruito io e Maikol, il mio compagno, è dato dal lavoro di squadra e dal costante lavoro su noi stessi, il nostro mindset, e anche la nostra relazione. Non abbiamo cioè le spalle coperte. E anche se possa averle, come in parte nel mio caso, poter avere sempre un posto dove tornare o qualcuno che mi aiuta se ne avessi bisogno, scelgo di vivere la vita da adulta. L’ho definito ancora il cosiddetto “bruciare le navi”, non avere cioè una via, una possibilità di ritorno, una scusa per poter tornare indietro.
Ho sempre guardato avanti. Preso azione man mano che andavo avanti con ciò che era necessario fare. La visione, o il sogno, può alimentare il tuo entusiasmo e la tua gioia, ma poi ci sono una serie di azioni noiose, e anche impegnative da prendere. Non distoglierti da queste, e procedi con determinazione, un passo dopo l’altro.
Iniziamo prendere azione, a compiere i primi step del cambiamento:
- Raccogliere le informazioni burocratiche: quando inizia e finisce l’anno fiscale in Portogallo, quali documenti sono necessari per l’apertura dell’attività come freelance lavorando online con clienti internazionali, e le tempistiche.
- Individuare le persone di fiducia, e accordare con i professionisti i tempi.
- Comunicare la disdetta del rinnovo del contratto di affitto a Berlino, e scegliere la zona per il nuovo alloggio provvisorio a Lisbona.
- Conoscere la normativa degli affitti e le informazioni necessarie ad orientarsi tra costi, zone, e investimento iniziale.
- Prenotare l’appartamento e i voli di andata.
Accogliere il non sapere è il primo modo per riuscire ad andare avanti. Ad avere cioè fiducia che, anche non sapendo qualcosa sei capace di proseguire, di continuare. Non è quindi necessario arrivare da qualche parte, per dire di essere arrivati. Ma semplicemente continuare nella propria strada verso la direzione che senti essere giusta per te. Avere cioè la costanza e metterci l’impegno nel continuare, nel voler vedere giorno dopo giorno il proprio lavoro che va avanti.
Per quanto ti puoi preparare non potrai mai davvero prepararti ad un cambiamento così- Ma sicuramente l’aver già vissuto in altre 4 città europee mi ha aiutato se non altro ad immaginare ciò che ci avrebbe aspettato. La preparazione, oltre che pratica, è stata soprattutto mentale: lasciar andare cose, abitudini, luoghi e persone.
C’è infatti un cambiamento che è dato dalla quotidianità del cambiamento: i rumori, i sapori, gli odori cambieranno. E spesso sono per noi riferimenti. Quindi ciò che in quel momento dovevamo imparare ad essere disposti al non avere più riferimenti. Il perdere riferimenti per ricrearne, in apertura, in curiosità, di nuovi. Penso che questa sia la sfida più grande: lasciare il vecchio, per scoprire il nuovo.
Il volo di andata era prenotato, il primo Airbnb pure, non vedevamo l’ora di essere su quell’aereo.
Arrivati a Lisbona: l’impatto emotivo
Siamo partiti senza certezze. Non avevamo cioè una casa.
Nella newsletter di Gennaio scrissi che ci stavamo già trasferendo, in realtà non era così. Il primo passo per trasferirsi come freelance è un indirizzo, solitamente di casa, con il quale poter registrare la propria attività. Non lo avevamo, avevamo cioè solo prenotato un appartamento in airbnb per un mese.
Avevamo un mese di tempo.
Il mese di Gennaio. Guardando indietro [mentre scrivo è appena passata Pasqua, Aprile 2025] mi rendo conto che è stata una follia. Una scelta estremamente ottimista. La verità è che non ero disposta a continuare a pagare due case per mesi. Mi ero data solo quel mese. Un’impresa. Attualmente infatti trovare casa in affitto, in particolare in una città europea, è un processo che richiede almeno dai 3 ai 6 mesi, c’è molta domanda e poca offerta, e dato l’incremento del costo degli affitti post-pandemia l’offerta è spesso fuori budget.
Accanto a me, nel volo di andata, una ragazza, studentessa di Berlino in Erasmus a Lisbona, mi dice “Ti troverai bene, ti piacerà. Ne sono sicura”. Ne ero sicura anche io.
Le prime settimane si sono susseguite al ritmo di sessioni online dei Percorsi di Coaching individuali e di gruppo, appuntamenti, email, fogli sparsi, cibo cucinato nell’unica padella che avevamo, e ricerca di una lavanderia. Ero preparata, ma non si è mai davvero preparati. Non è stato facile: rimanere focus, cercare casa in un paese che non conoscevo, e continuare a lavorare.
C’erano giorni dove le sfide sembravano grattacieli dai vetri bagnati, e noi aggrappati per cercare di non scivolare, a volte tornavamo al piano terra, altre rimanevamo saldi agli appigli che avevamo. Perché quando si sta manifestando ciò che desideri è facile succedano delle prove, che mettono in discussione se vuoi davvero ciò che stai ricevendo. Quella è l’occasione per confermare ciò che hai scelto, quello è il momento per allineare l’energia al nuovo livello, e starci. “Dobbiamo fidarci. Delle persone, delle situazioni, in fondo non siamo qui a caso” diceva Maikol in quei giorni. Aveva ragione. Quando ci siamo riconnessi alla scelta abbiamo iniziato a vederci, a vedere quanto avevamo da dare, ma soprattutto da ricevere.
Ad Agosto dell’anno prima, quando eravamo a Lisbona per capire meglio la città visitammo una chiesa. Prima di uscire dalla porta laterale, mi fermai davanti una statua della S. Madonna. Mi colpì il suo volto, sereno, e tutto il rosa che aveva attorno. Sebbene non mi definisca religiosa, ho sentito il richiamo a spendere del tempo lì, davanti, in ascolto. Ho acceso una candela. In fondo, erano gli ultimi giorni del nostro viaggio, ci sarebbero stati mesi impegnativi davanti. E ricordo che provavo paura. Avevo paura di non farcela, in particolare nel trovare casa. Così, le chiesi di aiutarmi, di sostenermi. Di accompagnarmi in questo trasloco a Lisbona. Fuori dalla Chiesa scattai una foto, l’ultima foto scattata a Lisbona, e sentii una forza nuova, una tranquillità.
Mi sono accorta subito a Gennaio: l’aibnb che avevo prenotato, l’unico che corrispondeva alle caratteristiche che cercavamo, era esattamente a 5 minuti a piedi da quella chiesa. Le cose sarebbero andate, avremmo trovato casa. Ne ero certa.
In meno di un mese abbiamo trovato l’appartamento.
È stata la prima casa che abbiamo visitato. Carlos ed Helena hanno scelto noi.
Ci siamo tornati ancora in quella chiesa, un paio di volte. Soprattutto nei momenti di difficoltà. Quando aspettavamo una risposta importante, o quando non avevamo riferimenti. Era per noi lo spazio dove stare in silenzio e connetterci come coppia con il nostro progetto, raccogliere la fede e soprattutto la forza di cui avevamo bisogno. Quella S. Madonna era la Madonna di Fátima. Ogni volta ne uscivamo più forti.
A Natale dell’anno prima chiesi a Maikol come si chiamava quella zona di Lisbona che gli piaceva tanto. In realtà poi mi disse che l’aveva solo sentita nominare, e di quella zona non conosceva niente, gli piaceva il suono: Ajuda. Scrivo la zona nel nostro file di informazioni. E una sera di quelle la cerco su Google Maps. Cercavo un parco. Ho sempre voluto vivere accanto ad un parco, come è stato per Berlino. Non ne trovo molti nella zona che lui mi dice. Ma c’era un piccolo parco con le palme, la fontana e i giochi per i bambini. Mi piace. Lo salvo.
Quando Carlos ed Helena scelsero noi eravamo increduli, ancora disorientati vagiamo per le vie del quartiere e finiamo in un parco. Sì, quel parco. Riconosco le palme, la fontana, e i giochi per bambini che mesi prima avevo solo visto dall’alto. Era lo stesso parco che avevo salvato in Google Maps tra i preferiti.
È stato uno tsunami emotivo. Soprattutto non ero abituata alla gentilezza delle persone, alla cura, alla semplicità. Al cibo buono, al sole protagonista. Quando sono andata a ritirare le chiavi di casa ero da sola, la luce mi bruciava la faccia, e l’aria era fresca. Le persone intorno tranquille, sembravano considerarmi una di loro. Non perché io me lo sentissi, ma perché gli altri me lo trasmettevano. A Berlino non mi sono mai sentita come gli altri, ma credo che lì nessuno si senta davvero parte di qualcosa, ognuno è un pezzo. Come di un vaso che si è rotto e si è ricostruito. Ci si dà forza della diversità di ognuno, ma non c’è davvero un noi al quale poter appartenere.
Qui a Lisbona ho sentito quella comunità che avevo desiderato da tempo, e di cui non ne avevo avuto esperienze. Non so ancora se mi sentirò parte per davvero, ma se non altro sento che c’è qualcuno che questa volta mi sta accogliendo. Questo insieme di momenti ha smosso emozioni profonde. Mi ci sono volute settimane per riprendermi da quella sensazione.
La crisi infatti mi è arrivata quando ormai ero dall’altra parte, quando cioè mi sono trasferita, e apparentemente non c’era più nulla da temere, ogni cosa era fatta. Lì, ho iniziato a provare malinconia. Non per Berlino o la Germania, ma per l’Italia.
Sembrerà assurdo, lo era anche per me. Eppure, Lisbona mi ricordava l’Italia, una versione che non esiste più dell’Italia, i ricordi del passato, quando ero bambina per esempio. Mi ricordava le calle di Venezia mentre studiavo all’università, la bottega del paese, la soffitta di casa di mia zia, le passeggiate al mare senza gente, l’ufficio 8 a Lignano Sabbiadoro. Ci sono luoghi, e persone, che pensavo di non incontrare più, eppure questa città me le fa rivivere ogni giorno. Ho messo in dubbio la mia scelta, mi sono chiesta se quello fosse davvero il posto, o dovessi ritornare in Italia, perché ciò che davvero avevo bisogno era in fondo altro, e lo stavo cercando lontano, dalla parte sbagliata.
Non ho ancora una risposta definitiva a questa domanda, o meglio, la risposta di adesso è qui. So che adesso sto bene qui, nella ricerca della diversità che ancora non ho visto, e vivo dell’apertura a ciò che è nuovo. Questo per dirti che non sai mai davvero quali emozioni si possono scatenare da un cambiamento di vita così intenso, repentino, e diverso, come un trasferimento. Ancor di più come freelance, dove ricreare la tua routine sta solo a te, non a qualcuno che ti dice ciò che c’è bisogno tu faccia.
Il trasloco, la burocrazia e il lavoro.
“Ok, ma in pratica Patrizia come si fa a trasferirsi come freelance?”
Ho creato una breve checklist che riassume gli step, penso possa aiutarti in questo:

Per quanti articoli, post, o interviste leggerai o ascolterai non puoi davvero sapere cosa significherà per te trasferirti come freelance se non facendolo. Se non prendendo azione con il primo passo.
Se stai cercando la spinta, o un segno, per farlo, lascia che ti dica che stai trovando ciò di cui hai bisogno: la storia di un’altra persone che l’ha fatto. Sono qui infatti per ricordarti che è possibile, anche se può diventare impegnativo o se in alcuni momenti potrai dubitare della tua capacità di farlo.
Per qualcuno potrà risultare più immediato, per altri meno. Sentiti libero, libera, di scegliere come vivertelo. Ciò che più corrisponde a te è ciò che più si avvicinerà alla tua versione del trasferimento. Il momento sarai infatti tu a sceglierlo, e il lavoro, se sei freelance, verrà con te. E se non lo sei il trovare una posizione di lavoro diventerà uno step della tua to-do.
Ce la farai come ce l’hanno fatta altre persone prima di te, e di me. Fin dai tempi più antichi i popoli si sono spostati, il richiamo a viaggiare ed esplorare è insito nel nostro essere umani. Ricordarti solo che nel passaggio qualcosa andrà perso, buttato, sostituito. Ma che molto altro di nuovo, di migliore e in più ci sarà. Tuttavia possedere meno, non necessariamente è negativo, infatti, come insegna il minimalismo, vivere senza attaccamento a cose, persone, abitudini ti aiuta ad avere maggiore chiarezza e focus mentale. Soprattutto in momenti di passaggio è un’opportunità.
La burocrazia è invece una serie di attività che spesso possono complicare il nostro vivere invece che semplificarlo, soprattutto in momenti come un trasferimento. Ma è sempre una scelta, anche la burocrazia è la scelta di essere cittadini civili che decidono di rispettare le norme. Così non si tratta altro che capire qual è la miglior via per la situazione che stai vivendo. Abbandonando il bisogno di sapere tutto, o di capire, per invece procedere man mano con le nuove informazioni che raccogli. Ciò che mi aiuta in questo è ricordarmi che è un processo, che sta andando a prescindere da me. Un processo che è dato dal lavoro di altri, non possiamo infatti pensare di fare tutto da soli. C’è una costante co-creazione con il mondo intorno, un’evoluzione costante con nuove cose che non sai, che non puoi sapere, e che imparerai. Ciò che mi ha aiutato e che condivido con te:
- Incontra le persone giuste. Ogni volta in cui esco di casa mi ricordo di portare con me questa credenza: “incontro sempre la persona giusta al momento giusto”, il che vuol dire che incontro sempre le persone che possono aiutarmi. Mi apro a vederle, a pensarle possibili. Invece di pensare che sia tutto contro di me penso che sia tutto a mio favore, che il mondo stia cospirando per aiutarmi. E questo vuol anche dire oltre la mia capacità di pensare che io possa ricevere, mi lascio cioè stupire da quanto riceva di più di quanto penso di poter ricevere.
- Le cose possano svilupparsi velocemente. “Things are moving fast” è stata l’affermazione più ripetuta in quei giorni. Le cose possono muoversi più velocemente di quello che pensavamo possibile, anche quando non sono sotto il nostro controllo. Più pensiamo che possano farlo più permettiamo che lo siano. Non perché il nostro pensiero influisca materialmente nell’avvenimento delle circostanze, ma stiamo creando nuovi standard secondo i quali interagiamo con il mondo, quindi questo mindset influirà sulle nostre azioni quotidiane.
- Ricorda perché lo stai facendo. Quando stai nell’intenzione del perché fai una cosa, senza mettere in dubbio ciò che vuoi è il permettere che sia, è allineare tutto ciò che c’è intorno a ciò che vuoi dentro di te. E noi volevamo davvero trasferirci. Non l’abbiamo mai messo in discussione, e non chiedevamo una prova di questo, ma eravamo disposti a fare tutto il possibile perché questo avvenisse. E a volte, voleva dire portare pazienza senza avere timore che ciò che stavamo affrontando non ci portasse da nessuna parte. Ma continuare a sceglierlo.
Ogni cosa si incastra al momento giusto al posto giusto, questo vuol anche dire osservare quando questo non avviene per ricrearlo, per esempio trasferirti dove sentirti meglio, o dove creare nuovi rapporti di collaborazione più vicini a ciò che stai cercando.
Non occorre cioè avere già il lavoro perfetto, l’ottimale situazione, per decidere di trasferirti o per riuscire a farlo. Basta avere quanto basta per poterlo fare. Questo è stato il nostro mindset rispetto al nostro lavoro: non abbiamo aspettato condizioni migliori, le stiamo creando lungo la strada. Non c’è infatti il posto perfetto o decisamente migliore, ma contesti che facilitano, che rispondono più velocemente a ciò che desideri vedere nella tua vita e nel lavoro.
Nel mio caso ho costruito tutto online proprio per non dipendere da un luogo fisico, tuttavia il richiamo a Lisbona è stato anche per connettermi con altri freelance simili a me, professionisti e azione con le quali creare nuove collaborazioni che a Berlino non ci sono state perché il contesto non era quello che io sentivo essere giusto per me. Permettiti di ascoltare se dove vuoi andare corrisponde alla visione del tuo futuro, non a mantenere ciò che c’è già per paura di perderlo, in questo modo stai cioè scegliendo da una versione passata, anziché dalla tua versione futura.
Ne vale sempre la pena
Ne vale sempre la pena anche quando si superano alcune sfide per creare ciò che desideriamo, non solo perché il solo farlo insegna, ma perché impariamo a non rinunciare più a niente.
Quando sei disposto a mettere in discussione la tua stabilità per creare il cambiamento che desideri, non temi più di non saper fare qualcosa, di non saper cioè riuscire a raggiungere ciò che desideri. Non c’è più alcun dubbio, ma solo certezza. Non è cioè ciò che raggiungi a confermare che sei capace, ma la tua volontà a metterti in gioco, ad investire le tue risorse e prendere azione verso la tua meta che diventa la tua certezza. Infatti non è la destinazione, ma il viaggio che cambierà e trasformerà la tua vita. Quest’ultima frase l’avrai sicuramente sentita, ma è anche una di quelle frasi che ha bisogno di essere messa in pratica, vissuta, perché solo attraverso la pratica possiamo davvero dire di aver capito
Oggi, da un appartamento luminoso vicino al mare, ti dico che puoi creare anche ciò che ora non pensi lontanamente possibile, tutto inizia dal primo step, e poi da un passo dietro l’altro. Continuando anche nei momenti sfidanti lungo la strada, c’è sempre il modo, il tuo modo. Vale sempre la pena investire nella vita e nel lavoro che desideri.
Hai pensato ancora di trasferirti? O l’hai già fatto?
Raccontami nei commenti la tua storia!
Non vedo l’ora di leggerti, e di conoscerti.
Patrizia
